Se vuoi conoscere meglio la nostra cara Mamma Celeste, fermati e leggi...

 

Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo

che qualcuno abbia fatto ricorso a te per implorare il tuo aiuto,

e sia stato abbandonato.

Anch’io, animato da tale confidenza, a te ricorro,

Vergine Madre Purissima,

e vengo a mettermi davanti a te,

peccatore avvilito ed affranto.

Tu che sei la Madre del Verbo,

non respingere la mia povera voce,

ma ascoltala benevola, ed esaudiscimi.

Amen.

 

San Bernardo di Chiaravalle

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La fuga in Egitto

13 I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». 14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. 16 Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17 Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: 18 Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più. 19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Dal Vangelo secondo San Matteo - Capitolo 2

 

Il vangelo di Matteo è stato chiamato «il vangelo del Regno». Matteo ci invita a riflettere sulla venuta del regno dei cieli. Nella struttura del suo racconto evangelico alcuni hanno visto un dramma a sette atti che trattano la realtà della venuta di questo Regno. Il dramma comincia con la preparazione a questa venuta del Regno nella persona del Messia fanciullo e termina con la venuta del Regno nella sofferenza e nel trionfo con la passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Il brano del vangelo proposto per la nostra riflessione, fa parte per cosi dire del primo atto nel quale Matteo ci presenta la persona di Gesù come il compimento delle Scritture. Matteo è il vangelo che molte volte cita l'antico testamento per dimostrare che in Cristo si adempiono la legge e i profeti. Gesù, la realizzazione e la perfezione delle Scritture, è venuto al mondo per ristabilire il regno dei cieli, già annunziato nell'alleanza di Dio con il suo popolo. Con la venuta di Cristo, questa alleanza non si limita al solo popolo ebraico ma si estende a tutti i popoli. Matteo indirizza una comunità di ebrei cristiani, perseguitata dalla sinagoga, e la invita all'apertura verso i gentili. Egli è lo scriba saggio che sa trarre dal suo tesoro quello che è antico e quello che è nuovo. Il vangelo è stato prima scritto in aramaico e poi redatto in greco.
Il brano Matteo 2, 13-23, fa parte della sezione che tratta la nascita e l'infanzia di «Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1, 1). Gesù è figlio del suo popolo, ma è anche figlio dell'umanità tutta. Nella sua genealogia si trovano influenze straniere (Mt 1, 3-6). I primi chiamati a dare omaggio al Messia neonato, oltre che a Maria sua madre (Mt 2, 11), sono i Magi. Il Messia attira i sapienti con la sua luce offrendo loro la salvezza (Mt 2, 1-12). I Magi ricevono questa salvezza a contrasto con Erode e la Gerusalemme turbata (Mt 2, 3). Dalla sua nascita Gesù è perseguitato dai capi del suo popolo e nello stesso tempo rivive le esperienze dolorose del suo popolo.
Già dalla sua nascita Gesù rivive l'esperienza dolorosa del suo popolo esiliato e umiliato più di una volta. Il vangelo ci dimostra questo col racconto della fuga in Egitto e la strage degli innocenti. Il dramma di questi eventi si svolge davanti a noi in questi particolari:
i) L'angelo che appare nel sogno a Giuseppe dopo la partenza dei Magi, e la fuga in Egitto (Mt 2, 13-15).
ii) Erode che se ne accorge della beffa dei Magi e uccide tutti i bambini di Betlemme. (Mt 2, 16- 18)
iii) La morte di Erode e il ritorno "clandestino" della Santa Famiglia non a Betlemme ma in Galilea (Mt 2, 19-23).
Il tema dei re che uccidono i temuti avversari è comune nella storia di ogni dinastia regale. Nella letteratura biblica oltre a questa scena di Erode che cerca il bambino Gesù per ucciderlo, troviamo nell'Antico Testamento alcuni racconti simili. Nel primo libro di Samuele, Saul respinto dal Signore, aveva timore di Davide e cerava di ucciderlo (1 Sam 15; 18; 19; 20). Mikal e Gionatà lo aiutano a fuggire (1 Sam 19; 20). Inoltre nel primo libro dei Re, il re Salomone nella sua vecchiaia, infedele al Dio dei suoi padri, col cuore pervertito commette quello che è male agli occhi del Signore (1 Re 11, 3-13). Per questo il Signore suscita contro Salomone un avversario (1 Re 11, 14), Hadàd che durante il regno di Davide fugge e si rifugia in Egitto (1 Re 11, 17). Un' altro avversario di Salomone è Geroboamo che si rifugia in Egitto per fuggire al re che lo voleva uccidere (1 Re 11, 40). Era questo il periodo della degenerazione del regno. Nel secondo libro dei Re questa volta nel contesto dell'assedio di Gerusalemme, avvenuto «nell'anno nono del suo [di Nebucadnessar] regno, nel decimo mese, il dieci del mese» (2 Re 25, 1) dell'anno 589, troviamo il saccheggio di Gerusalemme e la seconda deportazione del popolo avvenuta nell'anno 587 (2 Re 25, 8-21). Il popolo che «restava nel paese di Giuda» (2 Re 25, 22) si sottomise al Godolia posto da Nebucadnessar come governatore. «Ismaele [...] con dieci uomini [...] colpirono a morte Godolia, i Giudei e i Caldei che erano con lui». Poi per paura dei Caldei, fuggirono in Egitto (2 Re 25-26). Nel libro del profeta Geremia troviamo anche il racconto di Uria «un altro uomo che profetizzava nel nome del Signore» (Ger 26, 20). Questo fugge in Egitto perché il re Ioiakìm cercava di ucciderlo. Il re riuscì a trovarlo in Egitto e lo uccise (Ger 25, 20-24).
Con queste vicende sottostanti la fuga della Santa Famiglia in Egitto, Matteo ci fa vedere Gesù che già da bambino, partecipa alla sorte del suo popolo. L'Egitto diventa per Gesù il rifugio, come lo fu per i patriarchi:
- Abramo che «scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese» (Gen 12, 1).
- Giuseppe minacciato dai fratelli che cercavano di ucciderlo per invidia e poi venduto ai mercanti che lo condussero in Egitto consegnandolo a Potifar (Gen 37, 12-36).
- Israele (Giacobbe) che parte per l'Egitto convocato da suo figlio Giuseppe (Gen 46, 1-7).
- La famiglia di Israele (Giacobbe) che entrarono in Egitto e si stabilirono li (Gen 46–50; Es 1, 1-6).
Matteo capovolge il senso della citazione presa da Osea 11, 1: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio» e la interpreta come se Dio chiama suo figlio Gesù a fuggire in Egitto (Mt 2, 15). Il senso originale di Osea era, che il Signore chiamò suo figlio Israele a uscire dall'Egitto per essere costituito un popolo. La fuga in Egitto di Gesù e lo sterminio degli innocenti di Betlemme, ci ricorda l'oppressione di Israele nel paese d'Egitto e lo sterminio dei neonati maschi (Es 1, 8- 22).
La profezia applicata per la strage degli innocenti è presa dal libro della consolazione composto dai capitoli 30 e 31 del libro del profeta Geremia. Il lamento è legato alla promessa del Signore che consola Rachele sposa di Giacobbe (Israele), madre di Giuseppe sepolta secondo la tradizione vicino a Betlemme, e le promette che ci sarà un compenso per le sue pene, i suoi figli che non sono più ritorneranno (Ger 31, 15–18).
Ritornando dall'Egitto dopo la morte di Erode, Giuseppe decide di stabilirsi nella Galilea in una città chiamata Nàzaret. Gesù sarà chiamato Nazareno. Più tardi anche i suoi discepoli saranno riconosciuti come Nazorei (Atti 24, 5). Questo appellativo oltre a indicare il nome di una città, può anche riferirsi al «virgulto» e cioè al «neçer» di Isaia 11, 1. Oppure fa riferimento al resto di Israele «naçur» (vedi Is 42, 6).
b) Domande per la riflessione personale:
i) Che cosa ti colpisce di più in questo racconto di Matteo?
ii) Che cosa significa per te il regno dei cieli?
iii) In che cosa si differenzia il regno di cieli con i regni di questo mondo?
iv) Matteo ci introduce alla persona di Gesù come colui che si immedesima nella sorte del suo popolo. Leggi i brani citati nella chiave di lettura per riflettere e pregare sugli eventi del popolo di Dio, alle quali Gesù si è immedesimato. Quali sono le situazioni simili nel nostro mondo? Chiediti che cosa puoi fare tu, per migliorare l'ambiente in cui vivi e lavori...soprattutto se contrastano con il regno dei cieli.

 

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