Se vuoi conoscere meglio la nostra cara Mamma Celeste, fermati e leggi...

 

Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo

che qualcuno abbia fatto ricorso a te per implorare il tuo aiuto,

e sia stato abbandonato.

Anch’io, animato da tale confidenza, a te ricorro,

Vergine Madre Purissima,

e vengo a mettermi davanti a te,

peccatore avvilito ed affranto.

Tu che sei la Madre del Verbo,

non respingere la mia povera voce,

ma ascoltala benevola, ed esaudiscimi.

Amen.

 

San Bernardo di Chiaravalle

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Maria Corredentrice dell’Umanità

 

MARIA CORREDENTRICE NELLA SACRA SCRITTURA

 

di Padre Stefano Maria Manelli (FI)

 

Introduzione

Ogni verità della nostra fede ha la sua scaturigine dalla Rivelazione divina, che ha due fonti comprimarie: la Sacra Scrittura e la Tradizione. Ambedue le fonti vengono garantite dal Magistero della Chiesa a cui spetta custodire il deposito della fede e “confermare” nella fede i credenti, secondo la parola di Gesù (cfr Lc 22,32).

Anche la verità della “Mediazione materna” di Maria - secondo la felice espressione di Papa Giovanni Paolo II [1] - ha la sua scaturigine sorgiva dalla Sacra Scrittura, sviluppata poi dalla Tradizione, sostenuta e garantita dal Magistero vivo della Chiesa [2] , alimentata dalla “ Lex orandi, lex credendi ” della Liturgia, e dal sensus fidelium presente costantemente nel popolo santo di Dio [3] .

Nella presente ricerca per una sintesi organica sulla Mediazione mariana, ci fermiamo soltanto nell'area biblica in cui cogliere ed enucleare tutti gli elementi che la Sacra Scrittura ci offre in merito alla verità della “Mediazione” di Maria quale “Corredentrice dell'umanità”, come la chiama espressamente anche il Papa Giovanni Paolo II [4] , e, in senso più esteso e radi­cale, quale “Corredentrice universale”.

 

Tre aspetti costitutivi

In verità, noi possiamo scomporre il mistero della Mediazione di Maria in tre aspetti che ci paiono costitutivi e che si integrano fra loro ab intus in reciprocità dinamica.

I tre aspetti, infatti, ci presentano Maria SS.ma quale Corredentrice (o Mediatrice di redenzione), quale Mediatrice di tutte le grazie (o Dispensatrice di grazie), quale Avvocata del popolo di Dio (o Mediatrice di difesa, Ausiliatrice e Soccorritrice) secondo la terminologia adoperata anche nella Lumen Gentium , 62.

Maria SS.ma, in effetti, è Mediatrice materna, quale Madre del Verbo Incarnato e Madre nostra; costituita Mediatrice di redenzione, ossia Corredentrice universale; costituita Mediatri­ce di grazia, ossia Dispensatrice di ogni grazia; Mediatrice di difesa e di soccorso, ossia Avvocata protettrice dei figli.

Questa ripartizione in tre aspetti della Mediazione mariana consente di cogliere anche i contenuti più riposti e i risvolti più particolari di questo ineffabile mistero mariano, che ci riguarda tutti e singoli da vicino, senza che, forse, ci si renda conto della sua primaria impor­tanza [5] .

Fondamentalmente, è vero, il mistero della Mediazione materna di Maria nei riguardi dell'umanità ha due dimensioni di base, la Corredenzione e la Mediazione delle grazie, oggetto immediato della nostra ricerca, che si estendono, poi, alla protezione e difesa da parte dell'“Avvocata” del popolo di Dio, vera “Avvocata” delle membra del Corpo Mistico di Cristo.

Maria SS.ma “Avvocata” dei redenti sta ad esprimere la dinamica della Mediazione materna delle grazie nei suoi aspetti più concreti ex parte populi , ossia negli aspetti esistenziali delle lotte e dei travagli che gli uomini debbono affrontare di giorno in giorno lungo il cammi­no della salvezza [6] .

La radice della Mediazione di tutte le grazie

A questo punto, però, possiamo e dobbiamo anche scoprire dove si radichi, in profondi­tà, ab imis , quell' esse della Mediazione di tutte le grazie che fa di Maria SS.ma l'Avvocata di tutti gli uomini. Perché Maria SS.ma - possiamo chiederci - è la Mediatrice di ogni grazia? In forza di che cosa, di quale titolo Ella è costituita Mediatrice delle grazie di cui gli uomini abbisognano negli inevitabili dolori e travagli dell'esistenza?

Le risposte a questa domanda possono essere diverse. Si risponde, difatti, che Maria SS.ma è la Mediatrice di tutte le grazie perché è l'Immacolata, ossia la « Piena di grazia » ( Lc 1,28) e dalla sua “pienezza” di grazia sgorga ogni grazia per noi, ad immagine dell'acquedotto che è pieno di acqua sorgiva da distribuire a tutti [7] . Si risponde, inoltre, che Maria SS.ma è la Media­trice di tutte le grazie perché è la Sposa dello Spirito Santo, a Lui indissolubilmente unita nell'amministrazione ed elargizione di tutto il tesoro della grazia. Si risponde, ancora più, che Maria SS.ma è Mediatrice di tutte le grazie perché è la Madre universale che si prende cura di tutti i figli, distribuendo le grazie per i loro bisogni spirituali e materiali.

Va affermato senz'altro, qui, il valore di queste risposte. Non è nostro intento valutarle nella loro portata di verità a illustrazione del mistero della Mediazione materna di Maria. Varrebbe già tanto legarsi a queste risposte per vivere saldamente la propria fede in Maria Mediatrice di tutte le grazie con il sensus fidelium .

Ciò che vogliamo aggiungere a queste risposte, tuttavia, è la scoperta di quel titulus exigitivus , secondo l'antico lessico della Scolastica, per cui Maria, in radice, è costituita de iure , e non solo in facto esse , Mediatrice di tutte le grazie.

Quale è, dunque, il titulus exigitivus più radicale della Mediazione universale delle grazie in Maria SS.ma? La risposta più fondata è la seguente: il titulus exigitivus è la Correden­zione . Ossia: Maria SS.ma è Mediatrice delle grazie perché è la Corredentrice universale. Proprio perché è stata la Corredentrice, infatti, cooperando direttamente alla Redenzione universale con le Sue indicibili sofferenze immerse in quelle del Figlio Redentore, in dipendenza totale da Lui, proprio per questo Maria SS.ma è anche la Mediatrice di tutte le grazie.

In parole ancora più semplici forse si può dire che la scaturigine del possesso e della distribuzione di ogni grazia deriva in Maria SS.ma dall'offerta e dal merito delle sofferenze con cui ha cooperato con Cristo all' acquisto stesso delle grazie della Redenzione universale da distribuire ad ogni singola anima da salvare. Unita e subordinata in toto al Redentore, Maria SS.ma ha sofferto e meritato nella cooperazione attiva e immediata al farsi della Redenzione universale: e ciò costituisce il titulus exigitivus della Mediazione universale di ogni grazia.

Maria SS.ma, cioè, non ha soltanto ricevuto le grazie dal Figlio per distribuirle agli uomini come Mediatrice, ma è diventata proprio Lei la Mediatrice di tutte le grazie perché ha acquistato - in Cristo, con Cristo e per Cristo Redentore - le grazie della salvezza e santifica­zione universale con le sue materne sofferenze associate a quelle del Figlio nell'operare la Redenzione della povera umanità posta « nell'ombra della morte » ( Lc 1,79).

La Corredenzione, quindi, è il più radicale “ titulus exigitivus ” per cui l'Immacolata « Piena di grazia » ( Lc 1,28), la Sposa dello Spirito Santo, la divina Madre Maria è la Mediatri­ce di tutte le grazie da donare ai redenti. Basti qui solo un testo luminoso del magistero pontifi­cio che conferma questa verità claris verbis . Il Papa San Pio X, nell'Enciclica Ad diem illum , insegna espressamente così: « Ex hac autem Mariam inter et Christum communione dolorum ac voluntatis promeruit Illa ut Reparatrix perditi orbis dignissime fieret atque ideo universorum munerum dispensatrix » [8] . Qui appare evidente che Maria “Riparatrice” è legata alla Redenzione in atto primo , ossia al farsi della Redenzione, mentre Maria “Dispensatrice” è legata alla Redenzione in atto secondo , ossia alla distribuzione o applicazione delle grazie ai singoli uomini. L'una e l'altra - la “Riparatrice” e la “Dispensatrice” - sono in rapporto causale fra loro, ossia, se Maria SS.ma è “Riparatrice”, proprio per questo ( atque ideo ) è “Dispensatrice”: la riparazione, quindi, è titulus exigitivus della dispensazione delle grazie.

«Unus est mediator inter Deum et homines»

Non fa certamente difficoltà a questa cooperazione diretta di Maria SS.ma nell'operare la Redenzione universale con Cristo il testo paolino sull'unicità del Mediatore fra Dio e gli uomini - « Unus est mediator inter Deum et homines » ( 1 Tm 2,5) - più che non faccia difficol­tà, analogamente, all'unicità del Sacerdozio di Cristo - unico e sommo - la compresenza del Sacerdozio ministeriale degli ordinati in sacris e del Sacerdozio comune dei fedeli, distinto non solo per grado, ma anche per natura (cfr LG 62). Cristo, infatti, è l'unico Mediatore assoluto ; Maria SS.ma, invece, è la Mediatrice tutta relativa a Cristo, ossia è tale solo per beneplacito divino. Non esiste identità fra i due, ma soltanto correlazione dipendente da parte di Maria, così voluta e stabilita da Dio.

A questo proposito, si legga anche l'approfondita risposta esegetica, ricca di riferimenti biblico-patristici, di L. Cignelli [9] . All'esegesi che nell' unus homo e nell' unus mediator di San Paolo ( Rm 5,12.19; 1 Tm 2,5-6) vede esclusa ogni possibile presenza di Maria SS.ma, il Cignelli oppone l'esegesi biblico-patristica che, invece, la include connaturalmente, anche in base alla stessa filologia greca. San Paolo, infatti, nei testi citati non adopera il termine greco aner , che significa propriamente il maschio, ma adopera il termine antropos che significa «l'essere umano o la natura umana in generale». Ugualmente, il numerale eis (unus) può signi­ficare anche «unità nella pluralità» [10] .

Orbene, si sa «che per l'antropologia rivelata - così ancora il Cignelli - l'uomo è essen­zialmente una coppia sia nell'essere che nell'operare, e che la donna forma come un tutt'uno con il vir , suo principio e capo». Per questo «l'esegesi patristica e medievale, esplicitando il dato biblico ha così indicato il vero senso dei testi paolini citati: in essi la formula unus homo , riferita ad Adamo e al Cristo, include tanto il vir che la mulier ; e la formula unus mediator non esclude per sè una mediatrice al fianco del Cristo e subordinata a lui» [11] . Anzi appare evidente che accanto e nell' unus mediator , «Ella rappresenta la componente femminile della dimensione o causalità umana della redenzione oggettiva, ed è quindi la socia del Cristo storico o secondo Adamo salvatore»: a conclusione, il Cignelli può fondatamente affermare che «derivare perciò da San Paolo la prova biblica dell'esclusione di Maria dalla fase acquisitiva della redenzione non pare un'operazione legittima» [12] .

Che cosa è la Corredenzione

A questo punto del discorso sembra più che utile chiedersi in che cosa consista pro­priamente la Corredenzione mariana, precisando al meglio i suoi contenuti in termini leggibili e comprensibili da chicchessia, giacché si tratta di una verità che riguarda ogni uomo.

È ovvio che per una trattazione organica ed esauriente sulla Corredenzione, si rimanda agli studi più qualificati in merito [13] , esulando ciò dal nostro compito specifico che è il lavoro di ricerca nell'area della Sacra Scrittura. Premettiamo qui, tuttavia, una breve sintesi espositiva della dottrina della Corredenzione, che riteniamo necessaria alla migliore comprensione del pensiero di Dio contenuto ed espresso dalla Rivelazione scritta.

Il termine “Corredenzione” [14] significa redenzione-con , in analogia con il termine “coopera­tore”, che significa operare-con , evidenziando la netta distinzione fra l' operatore e il coopera­tore , ossia fra l'artefice principale di una cosa e l'artefice secondario e subordinato della cosa stessa. La Corredentrice, quindi, è Colei che ha redento-con il Figlio Redentore, ossia è stata l'artefice secondaria e subordinata della Redenzione universale rispetto all'artefice principale e indipendente, Gesù Redentore.

Come l'operatore e il cooperatore operano insieme e direttamente all'attuazione di un determinato progetto, ma non operano alla stessa maniera, giacché il primo è causa principale e indipendente, mentre il secondo è causa secondaria e dipendente, così il Redentore e la Corredentrice operano insieme e direttamente alla realizzazione della Redenzione universale, ma non operano alla stessa maniera, giacché il Redentore è causa principale e indipendente, mentre la Corredentrice è con-causa secondaria e dipendente.

Abbiamo detto che il Redentore e la Corredentrice operano insieme e direttamente la Redenzione universale. Ciò significa, secondo il concetto di Redenzione, che Essi operano insieme e direttamente al riscatto dell'umanità dalla schiavitù e morte del peccato, pagando con la loro sofferenza e morte sul Calvario il prezzo del riscatto (la passio per Cristo, la compassio per Maria), meritando in tal modo l'acquisto della grazia redentiva per tutto il genere umano passato, presente e futuro [15] .

Questa operazione salvifica, realizzata dal Redentore e dalla Corredentrice, viene speci­ficamente chiamata Redenzione oggettiva , o, più propriamente, Redenzione in atto primo , ossia nell'atto primario dell'acquisto della grazia redentiva: atto primario, legato storicamente alla vita, passione e morte di Cristo e di sua Madre.

La Redenzione soggettiva , invece, o Redenzione in atto secondo , è l'applicazione della grazia redentiva alle singole anime, ossia è la Mediazione di tutte le grazie da distribuire ad ogni uomo che vuole salvarsi e santificarsi lungo i secoli e i millenni, fino all' escaton di tutti i tempi.

La Corredenzione mariana, dunque, si radica e si configura nella Redenzione oggettiva, legata storicamente ai tempi brevi della vita terrena di Maria unita al Figlio Redentore. La Mediazione mariana delle grazie, invece, è radicata e si configura nella Redenzione soggettiva estesa a tutto il cammino dell'umanità sulla terra [16] . L'una e l'altra sono indissociabili, sia la Redenzione oggettiva in rapporto alla Corredenzione, sia la Redenzione soggettiva in rapporto alla Mediazione delle grazie, così come sono indissociabili la Redenzione oggettiva rispetto alla Redenzione soggettiva, e la Corredenzione rispetto alla Mediazione di tutte le grazie [17] .

Quel che costituisce essenzialmente la realtà della Corredenzione mariana, dunque, è la sua presenza attiva e diretta nella Redenzione oggettiva, inverandosi in essa quale ragion d'es­sere della Mediazione delle grazie che ne scaturisce e con la quale si attua la Redenzione soggettiva [18] .

La “Corredentrice” unica

Con la Corredenzione Maria SS.ma ha cooperato con Cristo alla nostra “rigenerazione”, quale « Madre di tutti i viventi » ( Gn 3,20). Prima della Redenzione, infatti, noi eravamo tutti morti per il peccato dei progenitori. È dalla Redenzione, in sinergia con la Corredenzione, per beneplacito di Dio, che noi siamo stati rigenerati alla vita della grazia. In questo senso la Corredenzione e la Maternità spirituale si trovano l'una nell'altra reciprocamente, ossia Maria SS.ma è Madre nostra perché Corredentrice, ed è Corredentrice perché Madre nostra [19] .

Basterebbe qui citare il testo luminoso della Lumen Gentium 61, dove è detto espressa­mente che la Maternità divina di Maria è stata una Maternità redentiva, tutta protesa a « restau­rare la vita soprannaturale delle anime » per cui Maria SS.ma è nostra « Madre nell'ordine della grazia », ossia ci ha rigenerato a quella vera vita - la vita di grazia - che ci fa « viventi » [20] .

Da ciò deriva, di conseguenza, che, propriamente parlando, la Corredenzione in fieri e in facto esse è unica ed esclusiva di Maria SS.ma, perché storicamente soltanto Lei, con le sue sofferenze immerse in quelle del Figlio,- «sotto di Lui e con Lui» dice la Lumen Gentium, 56 - ha cooperato attivamente e immediatamente alla Redenzione universale, ossia all' acquisto stesso della grazia salvifica per tutte le creature da redimere . Soltanto Maria, quindi, può essere chiamata in tutta verità “novella Eva Corredentrice”, come afferma il biblista Padre Allegra [21] .

Se la Corredenzione, infatti, è legata direttamente alla Redenzione in atto primo (o oggettiva ), nessuno propriamente può essere chiamato “corredentore o corredentrice”, eccetto Maria Santissima, unica “preredenta” per essere Corredentrice. Soltanto in senso improprio [22] , dunque, si potrà applicare ad altri il termine corredentore e corredentrice, al posto del termine più adeguato, quello di mediatore o mediatrice, collegato alla Redenzione in atto secondo (o soggettiva ), a cui è legata la Mediazione mariana e materna della grazia, ossia l' applicazione o elargizione di tutte le grazie della salvezza e santificazione , che sono le grazie già acquistate dal Redentore e dalla Corredentrice in atto primo [23] .

Tutti gli Angeli e i Santi, in questo senso, sono “mediatori” o “intermediatori” di gra­zia, ottenendo con la loro intercessione, l'elargizione delle singole grazie per le anime che ad essi fanno ricorso. Ma nessuno di essi ha potuto cooperare direttamente all' acquisto stesso della grazia, avvenuto unicamente ad opera di Cristo e di Maria con l'Incarnazione redentiva e la Maternità redentiva. Soltanto Maria SS.ma, dunque, è la vera, unica Corredentrice universale tutta relativa e unita al Redentore universale [24] .

Fra Dio e gli uomini

Ugualmente c'è da riflettere che la Corredenzione colloca Maria SS.ma non tra Cristo e noi - come avviene con la Mediazione delle grazie - ma tra Dio e noi. Per la Corredenzione, infatti, Maria fa unità con Cristo Redentore - sempre «sotto di Lui e con Lui» ( LG 56) - che si trova fra Dio e noi, così come Adamo ed Eva, nell'atto della prevaricazione, si trovavano fra Dio e noi. Il Redentore e la Corredentrice si presentano, quindi, quali progenitori della nostra salvezza, al pari di Adamo ed Eva, proge­nitori della nostra rovina. Questi generarono la morte del peccato separandoci da Dio; quelli hanno generato la vita della grazia riconciliandoci con Dio.

È con la Mediazione-distribuzione delle grazie, invece, che Maria SS.ma si colloca fra Cristo e noi, vera Mediatrice materna che attinge le grazie dal tesoro della Redenzione e le distribuisce agli uomini per la loro rinascita spirituale e per la loro crescita fino alla « statura piena di Cristo » ( Ef 4,13).

« Madre dei viventi » ( Gn 3,20) con la Corredenzione, infatti, Maria SS.ma si presenta quale Madre della divina grazia , come la invoca la Chiesa, e cioè Dispensatrice di ogni grazia della Redenzione, giacché è proprio della Madre prendersi cura dei figli che ha generato, di­stribuendo a loro tutto il necessario per la crescita fino all'età adulta, fino alla salvezza eter­na [25] .

La differenza fondamentale fra la Mediazione materna di Maria e ogni altra mediazione partecipata ad altre creature celesti e terrestri sta nel fatto che mentre tutte le altre mediazioni sono limitate nel tempo e nello spazio, la Mediazione di Maria invece è estesa a tutto il creato, celeste e terrestre, e a tutti i tempi, fino all' escaton terminale della creazione.

Proprio la Sacra Scrittura ci presenta questa visione grandiosa della storia legata a Cristo e a Maria, ambedue, proporzionalmente, “alfa e omega” del piano di Dio, che si inau­gura nel primo libro della Bibbia, la Genesi, al capitolo terzo, e si conclude nell'ultimo libro, l'Apocalisse, al capitolo dodicesimo.

La “Donna” che con il Figlio schiaccerà la testa al serpente (cfr Gn 3,15), e la “Donna” gravida del Figlio, vestita di sole e coronata di stelle: è sempre Lei, Maria SS.ma, inseparata e inseparabile dal Figlio nell'opera della ri-creazione universale per la suprema gloria di Dio Uno e Trino.

A questo punto, passiamo direttamente all'esame dei testi biblici dell'Antico e del Nuovo Testamento che hanno riferimento diretto o indiretto, esplicito o implicito, con la verità della Mediazione materna di Maria SS.ma - mediazione corredentiva e distributiva -, così come è stata illustrata, in rapida sintesi, in questa introduzione.

«Porrò inimicizia fra te e la donna»

( Gn 3,15)

Il primo e fondamentale testo biblico dell'Antico Testamento che ci presenta profetica­mente Maria SS.ma è il versetto del Genesi 3,15: « Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua discendenza e la sua discendenza: essa di schiaccerà il capo ».

Subito dopo la caduta dei nostri progenitori, sedotti e ingannati dal serpente infernale (cfr Gn 3,1-7), queste parole pronunziate da Dio contro il serpente costituiscono la più grande profezia della speranza per il genere umano e per tutto il creato visibile ed invisibile. Si tratta della speranza messianica legata all'avvento di una donna che sarà appunto la madre del Messia salvatore.

La profezia dell'oracolo genesiaco si incentra, infatti, sulla donna e sulla sua discen­denza (il suo semen ) impegnati nella lotta contro il nemico - il serpente e la sua discendenza - a cui schiacciare la testa con la vittoria completa. Si potrebbe anche dire che al serpente, il quale vantava la sua vittoria su Eva e su Adamo, Dio contrappone un'altra Eva e un altro Adamo i quali, anziché cedere, lotteranno e riporteranno sul serpente la vittoria definitiva schiacciando­gli la testa.

L'esegesi biblica di questo oracolo genesiaco, ammesso il senso mariologico del conte­nuto, insieme a quello messianico, scoprendo Maria SS.ma nella Donna e Gesù Cristo nella sua discendenza , offre abbondanti elementi di luce sulla verità della Corredenzione mariana [26] .

Certamente, in nuce , questo oracolo genesiaco costituisce da solo una piccola “mariolo­gia” per le verità mariane che rivela esplicitamente e implicitamente. La Maternità messianica, la Maternità verginale, la Concezione immacolata, la Corredenzione, l'Assunzione e la Regali­tà, sono tutte verità del mistero di Maria che si possono leggere almeno in filigrana nelle pieghe di questo pur breve testo biblico [27] .

Noi vogliamo concentrare la nostra attenzione sulla verità della Corredenzione, ma non possiamo eludere, già adesso, quella verità che sta alla base della Corredenzione, e senza la quale certamente parlare di Corredenzione secondo Gn 3,15 sarebbe del tutto impossibile: si tratta della verità dell'Immacolata Concezione.

Il Sommo Pontefice Pio IX nel definire solennemente il dogma di fede dell'Immacolata Concezione, con la bolla Ineffabilis Deus , afferma che il primo fondamento biblico della verità dell'Immacolata Concezione si trova appunto nell'oracolo genesiaco, dove, insieme al Reden­tore Gesù Cristo viene “chiaramente e apertamente” presentata Maria Vergine sua Madre, in opposizione e in lotta vittoriosa contro il serpente. Maria SS.ma, infatti, non è stata mai sottomes­sa, neppure per un istante, al nemico infernale, non è stata mai sfiorata dal peccato. Al contra­rio, Ella, preredenta, e quindi rivestita di grazia fin dal primo istante del suo concepimento, ha potuto lottare insieme al Figlio per schiacciare la testa al serpente nemico. Scrive, infatti, il biblista Padre Allegra, che la “ Donna ” di Gn 3,15 «deve essere una perfetta nemica di satana, quindi immune da qualunque colpa e macchia morale, altrimenti non sarebbe perfetta Vincitri­ce di satana» [28] .

Proprio perché Immacolata , dunque, ossia pre-redenta da Cristo - che significa conce­pita senza peccato e piena di grazia -, Maria SS.ma ha potuto poi essere associata al Redentore nella lotta contro il nemico per cooperare alla Redenzione universale, quale Corredentrice universale. Né poteva essere diversamente [29] . Con acume, il Cignelli spiega, in base al pensie­ro della Patristica greca, la presenza di Maria Corredentrice, quale pre-redenta da Cristo, ossia, in certo senso, formata da Cristo, così come Eva è stata formata da Adamo: «La difficol­tà può essere risolta facendo ricorso alla dottrina biblico-patristica della ricapitolazione , secondo la quale Maria è la socia personale, la Nuova Eva del Cristo Nuovo Adamo. Come Eva, sul piano della creazione, prima deriva da Adamo e poi coopera con lui alla rovina del genere umano, così Maria, sul piano della ricapitolazione, prima deriva dal Cristo e poi coope­ra con lui alla salvezza dell'umanità» [30] .

L'analisi del testo, come vedremo, conferma le due verità dell'Immacolata Concezione e della Corredenzione, mettendo in primo piano particolarmente la Corredenzione di Maria SS.ma nell'associazione strettissima con il Figlio Redentore di cui condivide tutta l' inimicizia nella lotta contro il serpente per riscattare l'umanità dal peccato e dalla morte eterna.

«Porrò inimicizia»

La prima espressione-chiave del testo genesiaco in rapporto alla Corredenzione è l'espressione « Porrò inimicizia », riferita ugualmente alla Donna e alla sua Discendenza rispetto a satana e alla sua discendenza. La Donna è una donna futura, non certo Eva, sedotta e vinta dal serpente. «Questa donna non è Eva, che aveva ceduto alla suggestione di satana»: così insegna anche il Padre Allegra [31] .

L'espressione « porro inimicizia » è rivelatrice di un piano prestabilito da Dio stesso a salvezza dell'umanità colpita dalla mortale caduta dei progenitori. Dio, nella sua misericordia, ha voluto questo piano della Redenzione per non abbandonare l'uomo al suo destino di condanna eterna, riscattandolo, a prezzo di lotte e sangue, dal dominio di satana con una rivincita affidata ad una nuova Eva e a un nuovo Adamo.

Il piano salvifico di Dio, è proiettato nel futuro ( porrò ) e perciò non può riferirsi che ad una “Donna” futura e al suo figlio, ossia ad una nuova Eva con un nuovo Adamo, ai quali sarà affidata la missione di riparare la caduta della prima Eva e del primo Adamo, riscattando così l'umanità dal peccato e dalla morte [32] .

La parola inimicizia - che sarà unica per la Madre e per il Figlio - contiene in sé, sia pure per via di negazione, la duplice realtà dell'Immacolatezza e della Redenzione, ugualmente riferite alla Donna e alla sua Discendenza . L' Immacolatezza dice radicale esclusione e opposi­zione al peccato sia da parte della Donna (immacolata concezione), sia da parte della Discen­denza (figlio divino della Donna immacolata). La Redenzione dice lotta e sacrificio per pagare il prezzo del riscatto, sia da parte della Donna , sia da parte della sua Discendenza . Madre e Figlio vengono presentati quali riparatori del peccato dei progenitori, pur se con responsabilità diversa, così come diversa era stata la responsabilità della caduta da parte della prima Eva e da parte del primo Adamo.

È in questa inimicizia , quindi, che troviamo indicata e radicata la “Corredenzione” di Maria SS.ma Ella è stata associata da Dio al Figlio nell'affrontare le lotte e i sacrifici per la Redenzione del genere umano. E anzi, secondo l'acuta riflessione del Peinador, c'è da dire che «en el texto del Protoevamgelio, exegéticamente, se contiene mas claramente esa asociacion que los privilegios personales de la Inmaculada Concepcion y de la Asuncion», e risalta ben chiaro, inoltre, «que el texto en sus palabras no consideraba tanto a la mujer en su condicion de madre de la descendencia triunfadora, quando en el de asociada a luchar y a triunfar» [33] .

Incarnazione redentiva e Maternità redentiva si presentano, quindi, inseparate e inseparabili nell'oracolo di Gn 3,15. Certamente, Maria Santissima poteva anche non essere associata al Figlio in quest'opera di riscatto e di salvezza. Ma Dio ha voluto così. Questo è il suo piano prestabilito, rivelato “chiaramente e apertamente” dal testo genesiaco, per usare le stesse parole adoperate dal Papa Pio IX nella Ineffabilis Deus .

«Ti schiaccerà la testa»

Altra espressione-chiave dell'oracolo genesiaco è l'espressione « ti schiaccerà la testa ». Questa espressione rivela il risultato dell'inimicizia fra la Donna e il serpente , fra la Discen­denza della Donna e quella del serpente: il risultato sarà la vittoria completa sul serpente a cui verrà schiacciata la testa.

C'è innanzi tutto da riflettere, qui, che nel testo, secondo la contrapposizione delle parti chiamate in cause dall'“inimicizia”, la Donna è colei che deve lottare direttamente contro il serpente , mentre la discendenza della Donna deve lottare direttamente contro la discendenza del serpente. Secondo la dinamica delle parti che si contrappongono direttamente, quindi, risul­ta che lo schiacciamento della testa del serpente non può non essere opera della Donna , messa in campo da Dio direttamente contro il serpente .

In tal modo si è in continuità con quella stessa dinamica - capovolta - del peccato di origine, dove la prima Eva è stata direttamente sedotta e vinta dal serpente , mentre il primo Adamo, capostipite responsabile dell'umanità, ha consumato il peccato di origine solo per mezzo di Eva, divenuta perciò “discendenza” di satana, da Adamo stesso, infatti, accusata subito a Dio: « È stata la donna che tu mi hai data per compagna, che mi ha presentato del frutto dell'albero, ed io ne ho mangiato » ( Gn 3,13) [34] .

Nell'oracolo genesiaco 3,15, dunque, la Donna , al contrario di Eva divenuta “amica” del serpente che l'ha sedotta, si trova a lottare direttamente, come “nemica”, contro il serpen­te , a cui schiaccia la testa «con il suo piede immacolato» (come scrive espressamente Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus ) per la forza del suo “ Semen ”, della sua “ discendenza ” il nuovo Adamo, a cui spetta sempre il primato, quale capostipite della nuova umanità.

Resta intatto e indiscusso, difatti, il primato unico del Redentore - il nuovo Adamo -, giacché anche la prima Eva, pur sedotta per prima e da sola dal serpente , non ha tuttavia intac­cato in nulla il primato della responsabilità del primo Adamo, vero capostipite del genere umano. È ovvio, infatti, che anche il ruolo di Maria, pur schiacciando Ella direttamente la testa al serpente - secondo la traduzione della Vulgata al femminile “ ipsa ” - resta quello di cooperatrice, senza intaccare il ruolo primario e indipendente del Redentore, da cui Ella riceve la forza per vincere il serpente.

Per questo il Roschini ha potuto giustamente scrivere: «Si noti, infine, che è talmente intima e diretta l'associazione di Maria Santissima alla lotta e alla vittoria sopra il serpente infernale (ossia, l'associazione alla Redenzione) che nella Volgata (che è da riceversi come “autentica”, nelle dispute, dai cattolici) la vittoria stessa (lo schiacciamento del capo del serpen­te infernale, ossia, la Redenzione oggettiva) è attribuita immediatamente a Maria Santissima: “ Essa ti schiaccerà il capo ” (naturalmente, per mezzo di Esso , ossia del Figlio)» [35] .

Ma anche attenendosi alla versione oggi più accreditata in esegesi biblica - in forza dei codici antichi di cui si dispone - che attribuisce lo schiacciamento del capo del serpente alla “discendenza”, resta sempre ben salda ugualmente la cooperazione attiva e immediata di Maria SS.ma al farsi della Redenzione in forza dell'identica “inimicizia” che ha impegnato ugualmente e direttamente la Madre e il Figlio nella lotta vittoriosa sul serpente, per capovolgere la sconfitta subita da Eva e da Adamo nel giardino dell'Eden. È sempre ben chiaro, dunque, in ogni versione della Sacra Scrittura, il ruolo unico ed esclusivo della Beata Vergine quale Correden­trice nell'operare la Redenzione universale indissolubilmente unita al Figlio Redentore, a Lui subordinata, secondo il piano prestabilito da Dio [36] .

Una breve riflessione, infine, sull'ultima espressione dell'oracolo genesiaco: « Tu le insidierai il calcagno» . Questa breve espressione fa comprendere che la reazione del serpente all' inimicizia della Donna, è una reazione di impotenza, una reazione effimera, giacché proprio la morte in croce di Gesù e la compassione e trasfissione della Madre ai piedi della Croce - che potevano apparire all'esterno quale insidia e vittoria del serpente - sono state in realtà la disfatta totale del serpente, lo schiacciamento del suo capo infernale.

Antitesi: Eva-Maria, Adamo-Cristo

A conferma e garanzia di questa nostra analisi esegetica del testo genesiaco, abbiamo la grande esegesi della più antica e autorevole patristica, quella apostolica, che parte da San Giu­stino e Sant'Ireneo, seguita poi, via via, lungo i tempi, da figure eminenti di Padri e Scrittori ecclesiastici, con l'interpretazione del divino oracolo genesiaco in chiave di “antitesi” fra il doppio parallelo Eva-Maria, Adamo-Cristo.

L'interpretazione, in sintesi, segue una linea esegetica semplice e chiara, sulla base concreta del duplice evento: l' evento del peccato originale , che ha avuto quali protagonisti il primo Adamo e la prima Eva; l' evento della Redenzione , che ha avuto quali protagonisti il nuovo Adamo (Cristo) e la nuova Eva (Maria).

Questi due eventi - di disgrazia il primo, di grazia il secondo - si trovano in antitesi evidente, in contrapposizione diretta. Fanno ripensare ad un duplice piano: quello di satana, da una parte, che opera la rovina del genere umano per mezzo del primo Adamo e della prima Eva; quello di Dio, dall'altra, che opera la Redenzione del genere umano per mezzo di un nuovo Adamo e di una nuova Eva [37] . La salvezza, in effetti, «è opera divino-umana - scrive il Cignelli - concepita sulla falsariga della caduta: alla coppia malefica Adamo-Eva si contrappo­ne la coppia salvifica Cristo-Maria; la prima ha cooperato con satana alla rovina, la seconda ha cooperato con Dio alla redenzione» [38] .

Il piano di Dio, in effetti, viene chiamato anche, in gergo patristico originale, piano di “ritorsione”, piano di “rivincita” o di “ricircolazione”, perché Dio, per operare la Redenzione universale, ha voluto servirsi proprio degli stessi mezzi di cui satana si è servito per operare la rovina del genere umano [39] .

Ciò che il primo Adamo e la prima Eva, infatti, hanno rovinato insieme , il secondo Adamo e la seconda Eva hanno restaurato insieme . Adamo ed Eva, Cristo e Maria, costitui­scono un'unica causa morale rispettivamente del peccato e della Redenzione. Adamo ha avuto Eva quale concausa del peccato. Cristo ha avuto Maria quale concausa della Redenzione. Eva è stata concausa, ossia causa secondaria del peccato rispetto ad Adamo, che è stato la causa principale e completa, in qualità di capostipite del genere umano [40] .

È stato già rilevato, infatti, che nel giardino dell'Eden è proprio Adamo ad evidenziare espressamente il ruolo attivo di Eva quale concausa del suo peccato: « È stata la donna che mi hai dato per compagna, che mi ha presentato del frutto dell'albero, ed io ne ho mangiato » ( Gn 3,12). E Dio stesso chiede quindi ad Eva: « Che cosa hai fatto?» ( Gn 3,13), ed Eva ammette di essersi fatta ingannare dal serpente, mangiando dell'albero proibito. Subito dopo, Dio punisce Eva, e la punisce appunto perché è stata concausa del peccato di Adamo, collo­candosi all'origine della morte dell'umanità intera. Di qui la terribile affermazione del Siraci­de: « Dalla donna ebbe principio il peccato e per sua cagione si muore tutti» ( Sir 25,24) [41] .

Orbene, sul fronte opposto a quello di Eva, Maria SS.ma ugualmente è stata concausa , ossia causa secondaria della Redenzione rispetto a Cristo, che è causa principale e completa, in qualità di Redentore assoluto del genere umano. Come Eva è stata principio di morte, Maria è stata principio di vita, secondo quella frase scultorea di San Girolamo che dice: « Per Evam mors, per Mariam vita» [42] .

Il piano di Dio, quindi, ha capovolto il piano di satana, per la salvezza del genere umano. Satana si è servito di un uomo (Adamo) e di una donna (Eva) mettendoli contro Dio per rovinare l'umanità. Dio si è servito anch'Egli di un uomo (Cristo) e di una donna (Maria) mettendoli contro satana per redimere l'umanità [43] . In ambedue i piani l'uomo (Adamo-Cristo) è la causa primaria perché capostipite e primo responsabile della prevaricazione (Adamo) e della Redenzione (Cristo), mentre la donna è associata quale causa secondaria e relativa della prevaricazione (Eva) e della redenzione (Maria). Del resto, è ovvio che la dipendenza della Nuova Eva dal Nuovo Adamo è superiore a quella di Eva da Adamo [44] .

Come giustamente è stato rilevato, se Eva è stata, si può dire, la co-peccatrice rispetto ad Adamo peccatore nell'operare la rovina dell'umanità, Maria è stata la Co-redentrice rispetto a Gesù Redentore nell'operare il riscatto dell'umanità [45] . E anche in senso antropologico, dice bene il Cignelli scrivendo che Maria «come Madre e socia del Nuovo Adamo, integra l'ele­mento umano della Redenzione oggettiva» [46] . E si può perciò concludere, con il Peinador, che «Maria viene asociada activamente en el Protoevangelio a la obra redentiva de su Hijo» [47] .

Forse la sintesi più completa e autorevole del mistero di Maria Corredentrice contenuta in quest'oracolo genesiaco 3,15 è quella scritta dal Papa Pio XII nella Bolla dogmatica Munifi­centissimus Deus per l'Assunzione di Maria in anima e in corpo al cielo: «I Padri, fin dal secolo II - afferma il Papa Pio XII - presentarono Maria come la nuova Eva strettissimamente unita, quantunque soggetta, al nuovo Adamo nella lotta contro il serpente infernale, nella quale lotta, come viene detto dal Protovangelo, avrebbe riportato una pienissima vittoria sul peccato e sulla morte che, negli scritti dell'Apostolo delle genti, appariscono sempre uniti» [48] .

 

Figure femminili di Maria Corredentrice: Debora, Giaele, Giuditta, Ester, Madre dei Maccabei.

Nell'Antico Testamento Maria SS.ma è stata anche prefigurata in maniera davvero singolare. Si potrebbe forse dire che pressoché tutti gli aspetti della personalità e della missione di Maria SS.ma sono stati prefigurati, in partibus , dalle donne più eccezionali dell'antico Israele [49] . A noi interessa, qui, cogliere le prefigurazioni più significative di carattere soterio­logico, ossia quelle riguardanti in particolare la missione di Corredentrice svolta da Maria SS.ma.

Dopo aver passato in rapida rassegna un gruppo di figure femminili veterotestamentarie - quali, ad esempio, Sara, Agar, Rebecca, Rachele, Tamar, Rut, Myriam, e altre ancora fino a Giuditta ed Ester - il Padre Ortensio da Spinetoli ha potuto affermare che le figure femminili veterotestamentarie di maggiore spicco «sono personaggi, per quanto secondari, inseriti spesso in una vicenda che, globalmente presa, è preannunzio e preparazione della salvezza» [50] .

Tale “preannunzio e preparazione della salvezza” noi possiamo cogliere in diverse di quelle donne eccezionali, e particolarmente in Debora e Giaele, in Giuditta, in Ester e nella Madre dei Maccabei [51] . Un esame, sia pur rapido, di queste figure femminili sarà già sufficien­te a farci scoprire in esse la prefigurazione della missione corredentiva di Maria SS.ma, o, come dice il Peinador, i «tipos o prefiguraciones de la funciòn salvadora de la Virgen» [52] .

Debora e Giaele . Di fronte al pericolo dell'assalto di Jabin, re dei Cananei, con il suo generale Sisara, la profetessa Debora prepara e guida Barak, capo dell'esercito di Israele, per l'attacco contro i cananei. E difatti, Israele trionfa sul possente esercito di Sisara, con la cooperazione anche di un'altra donna, Giaele, che riesce ad uccidere lo stesso Sisara in fuga, fermandolo in casa sua e inchiodandogli la testa al pavimento durante il riposo. All'azione coraggiosa di queste due donne, soprattutto, è legata la liberazione del popolo di Israele dall'assalto dei cananei, come dice anche il Papa Giovanni Paolo II parlando espressamente del «ruolo significativo delle donne nella salvezza del popolo, messo in luce dalle figure di Debora e Giaele» [53] .

In riferimento alla Corredenzione di Maria SS.ma, possiamo subito dire che se «Debora cooperò alla liberazione di Israele - scrive il Pietrafesa -, dall'oppressione di Sisara e dei Cananei, Maria SS.ma cooperò con Cristo alla liberazione di tutto il genere umano dalla schiavitù del demonio, meritando e soddisfacendo con Lui» [54] . La prefigurazione è particolar­mente significativa, qui, perché c'è anche la presenza di Barak che, in certa misura, sta a prefigurare Cristo Redentore. Il piano di lotta contro il terribile Sisara è affidato a Barak, comandante dell'esercito; ma chi porta avanti Barak, chi lo prepara, lo ammaestra e lo lancia nella mischia è lei, Debora. Il richiamo a loro due, Debora e Barak, associati nella liberazione del popolo, appare qui realmente convincente, e offre la più riuscita prefigurazione veterote­stamentaria dell'attività corredentiva di Maria SS.ma associata alla primaria attività redentiva di Cristo [55] .

Giuditta ed Ester . In queste due donne mirabili dell'Antico Testamento noi troviamo la prefigurazione più completa della mediazione corredentiva di Maria SS.ma: mediazione di salvezza per il popolo d'Israele. Basta leggere i due libri di Giuditta e di Ester per trovare in essi «due figure di donne che procurano vittoria e salvezza agli Israeliti», perché, di fatto, «Giuditta ed Ester mettono ambedue a repentaglio la vita per procurare la salvezza al loro popolo», come afferma il Papa Giovanni Paolo II [56] .

Sia Giuditta che Ester, in effetti, presentano in anteprima la missione corredentiva di Maria nella loro azione diretta salvifica contro il terribile Oloferne e contro il perfido Aman, che richiamano, ambedue, il serpente velenoso del racconto genesiaco ( Gn 3).

Il Maiberger così scrive di Giuditta: «Avendo procurato la salvezza e la liberazione al popolo di Dio, votato alla distruzione, per i Padri della Chiesa Giuditta è prefigurazione di Maria», e quando ella tronca la testa a Oloferne, si capisce che «la testa viene tagliata al male, nemico di Dio, al quale viene tolto in tal modo ogni potere di distruzione» [57] . L'Ortenzi, invece, riflette particolarmente sulla fortezza d'animo di Giuditta e vi legge la fortezza della Madonna, la quale «è stata una donna veramente forte, specialmente sul Calvario, tanto che la storia della salvezza ce la presenta come corredentrice insieme al Suo Figlio per la salvezza di tutti gli uomini» [58] .

Anche il Pietrafesa aggiunge che nella Liturgia dell'Addolorata, «considerando che la Madonna con il suo immenso dolore cooperò a schiacciare il capo al demonio..., la Chiesa rivolge a Lei il commosso saluto del capo del popolo di Betulia, Ozìa, a Giuditta vincitrice: “Benedetta figlia da Dio altissimo, al di sopra di tutte le donne della terra...”» [59] ; e il Ruotolo, più espressamente, scrive che in Giuditta «si delinea la figura della Vergine Maria, l'Immaco­lata che doveva schiacciare il capo al dragone infernale, diventando Corredentrice del genere umano sul Calvario» [60] .

Della regina Ester è stato rilevato che, se per la malvagità di Aman il popolo di Israele sarebbe stato distrutto senza l'intervento di Ester presso il re Assuero, «con più ragione di Ester - così il Pietrafesa - la Madonna salvò l'umanità decaduta e condannata alla rovina per le macchinazioni di Satana» [61] . Il Maiberger aggiunge che «Ester presenta un esempio del come una persona umana, in maniera insospettata e mirabile, possa essere destinata a diventare strumento dell'azione salvifica di Dio» [62] , e l'Ortenzi fa queste rapide riflessioni: «Ester è regina; si veste di umiltà e di penitenza per essere accolta dal re. La Madonna si chiama la “serva” del Signore, perché così prende il giusto posto nel piano di Dio e diventa “Corredentri­ce”, “Madre” e “Regina”» [63] .

La Madre dei Maccabei. La figura mirabile della Madre dei Maccabei viene presentata dal Papa Giovanni Paolo II quale prefigurazione luminosa di Maria SS.ma nella Sua mis­sione materna svolta con intrepida fortezza e sovrumana fede sul Calvario nell'offerta del Suo divin Figlio quale vittima crocifissa per la Redenzione universale.

Nella scena sanguinosa del martirio dei sette figli ( 2 Mac 7,20-23), «la Madre - scrive il Papa Giovanni Paolo II - era soprattutto ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di essi nella lingua paterna, piena di nobili sentimenti, e soste­nendo la tenerezza femminile con un coraggio virile» [64] .

Il Papa riporta l'esempio della Madre dei Maccabei, quale prefigurazione suggestiva e significativa di Maria SS.ma che partecipa alla morte del Figlio Gesù, e lo offre quale vittima al Padre, cooperando direttamente alla Redenzione universale «con una fede incrollabi­le, una speranza senza limiti e un coraggio eroico» [65] .

In conclusione, l'insieme di queste rapide note esegetiche su alcune delle principali donne del Vecchio Testamento fa vedere con sufficiente trasparenza la realtà delle prefigura­zioni di Maria SS.ma, delineata particolarmente nella Sua missione salvifica universale, svolta soprattutto sul Calvario, quale Corredentrice legata «con strettissimo vincolo» ( LG 53) al Figlio Redentore. «Come è facile notare - diciamo anche noi con il Papa Giovanni Paolo II - la tradizione veterotestamentaria pone in evidenza più volte... l'azione determinante della donna per la salvezza di Israele. In tal modo lo Spirito Santo, attraverso le vicende delle donne dell'Antico Testamento, tratteggiava con sempre maggiore precisione le caratteristiche della missione di Maria nell'opera della salvezza dell'intera umanità» [66] .

In conclusione, se le prefigurazioni dell'Antico Testamento proiettano la prima luce rivelata sulla missione salvifica di Maria SS.ma - una missione salvifica ancor più persona­le, diretta e attiva di quella di Debora e Giaele, di Giuditta ed Ester, e della Madre dei Macca­bei -, sappiamo che sarà poi «compito del Nuovo Testamento - scrive il Pietrafesa - mettere in luce più nitida la figura eccelsa della Madre di Dio e la Sua funzione di Corredentri­ce del genere umano» [67] .

Annunciazione

Con l'Annunciazione ( Lc 1,26-38) si inaugura la storia concreta della salvezza promes­sa da Dio, profetizzata, prefigurata e simboleggiata nell'Antico Testamento. L'annuncio dell'Angelo Gabriele a Maria SS.ma è annuncio di salvezza universale con l'Incarnazione redenti­va del Verbo. L'annuncio dell'Angelo Gabriele, infatti, apre il cammino della salvezza, legato a due persone: il Messia divino, Salvatore e Redentore, e la Sua divina Madre, a Lui strettissi­mamente e indissolubilmente unita, chiamata anche Alma socia Christi .

L'evento dell'Annunciazione è certamente un evento unico di “Mediazione” da parte di Maria SS.ma, la quale viene a trovarsi esattamente “in medio”, ossia fra Dio e noi nel delicato frangente di decidere l'Incarnazione redentiva del Verbo, diventando la Madre divina sempre Vergine per opera dello Spirito Santo. «In questo evento storico dell'Incarnazione del Verbo, - scrive I. De La Potterie - il ruolo svolto dalla Madre è chiaramente un ruolo mediatore . La sua parte era davvero indispensabile per la effettiva realizzazione dell'Incarnazione, cosicché il Figlio di Dio potesse diventare carne , ovvero Gesù, l' Uomo ... In questo senso noi potremmo e dovremmo parlare qui di Mediazione di Maria» [68] .

Ma possiamo aggiungere subito che l'Annunciazione porta già con sé, ab initio et in radice, la Mediazione corredentiva della salvezza e quella dispensativa della grazia. Più sem­plicemente, nell'Annunciazione ci viene presentata Maria SS.ma chiamata alla missione di Corre­dentrice della salvezza e di Mediatrice di grazia. Infatti, «se l'incarnazione - scrive il Cignelli - è già in se stessa un mistero di salvezza, l'avervi cooperato formalmente dà a Maria il diritto ad essere chiamata corredentrice» [69] . Accogliendo l'invito dell'Angelo, infatti, e obbedendo alla richiesta di Dio, Ella diventa Colei che ci dona tutta la grazia (il Verbo Incarnato) e tutta la salvezza (il Messia Redentore); Ella diventa Mediatrice quale Madre del Verbo Incarnato, quale Corredentrice con il Redentore, quale Dispensatrice di tutta la grazia che deve rigenerare le anime [70] .

Incarnazione e Maternità redentiva

Il fulcro del messaggio dell'Annunciazione sta nella rivelazione del piano divino da parte dell'Angelo, e nell'accettazione da parte di Maria SS.ma, senza soluzione di continuità.

L'Angelo Gabriele presenta a Maria SS.ma il piano divino dell'Incarnazione del Verbo, il « Figlio dell'Altissimo » ( Lc 1,32), Colui che sarà « Grande » e avrà « il trono di Davide » (ivi) e « regnerà per sempre» ( Lc 1,33): ecco il Figlio divino che la Beata Vergine Maria comprende di dover concepire e partorire verginalmente per opera dello Spirito Santo ( Lc 1,35). Lo Spirito Santo, in effetti, mette in moto l'Incarnazione, e Maria Vergine comprende che deve acconsentire ad essere la Vergine-Madre, la Vergine sempre intatta nel cuore e nel corpo, eppur feconda di Dio, quale Madre divina del Dio « fatto da donna » ( Gal 4,4): credere e acconsentire a tutto ciò è stata la “beatitudine” della fede sublime di Maria, proclamata a « gran voce » da Sant'Elisabetta: « Beata te che hai creduto al compimento delle cose dette dal Signore » ( Lc 1,45).

Nello stesso tempo l'Angelo fa comprendere a Maria SS.ma, sia pure per un solo punto esplicito, che il « Verbo fatto carne » ( Gv 1,14) sarà quel Messia tanto atteso e sperato dalle genti, ossia sarà il Salvatore, giacché Ella stessa lo dovrà chiamare con il nome “ Gesù ”, che significa appunto “ Dio Salvatore” , e che al nome di Emmanuel del vaticinio isaiano ( Is 7,14), ossia a “ Dio con noi ”, aggiunge il “ Dio per noi ”. «“JHWH salva” - scrive A. Orbe - che cosa aggiunge a “Dio con noi”? La sua missione salvifica in quanto uomo... e il mezzo della Salvazione , ossia la natura umana data dalla Madonna al Verbo per salvarci» [71] .

Basta la rivelazione del nome “ Gesù ” a richiamare alla mente della Beata Vergine quanto scritto dai Profeti sul Messia Salvatore delle genti, sulla Sua missione di « Servo soffe­rente » di Jahwè ( Is 53,12), che verrà condannato alla crocifissione come un « malfattore » ( Gv 18,30) per il riscatto del genere umano dal peccato e dalla morte stessa [72] . Il Leal, infatti, afferma che il nome di Gesù «non solo etimologicamente ma anche storicamente simbolizza dunque la salvezza, nel caso presente la salvezza definitiva» [73] . Il Most spiega che «la Donna col Redentore iniziò a soffrire e quindi a meritare per noi all'Annunciazione, perché...Ella conosceva la terribile profezia di Isaia 53», conosceva il Salmo 22,17 in cui si dice « Hanno forato le mie mani e i miei piedi », come pure il passo di Zaccaria 12,10: « Guarderanno a colui che hanno trafitto » [74] .

In conclusione, scrive bene il Pietrafesa, affermando che nell'Annunciazione «già implicitamente è preannunziato il martirio di Maria; già si profila l'ombra della croce: nella sua maternità gioiosa non mancheranno gli spasimi atroci connessi con la sua missione di Corredentrice del genere umano» [75] .

L'“Incarnazione redentrice” del Verbo, come la chiama Feuillet [76] , con la Maternità corredentrice: ecco il piano salvifico di Dio presentato dall'Angelo Gabriele all'umile Vergine Maria di Nazareth. A questo piano salvifico di Dio Ella è chiamata ora a dare il Suo consenso libero e convinto per aprire la strada al Redentore e portare a compimento la Redenzione universale tanto sospirata e bramata da millenni. La Sua Maternità corredentiva, infatti, «perdura senza soste nel consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazione sotto la Croce fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» ( LG 62).

L'Incarnazione redentrice del Verbo che si attua con la Maternità corredentiva di Maria: è questo in sintesi il contenuto salvifico del messaggio angelico, è questa la rivelazione del piano redentivo di Dio, cui la Vergine di Nazareth è chiamata a dare il suo consenso, ben consapevole della straordinaria missione per la quale solo Lei è stata scelta [77] «dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di Lei» ( LG 57).

Consenso al piano redentivo

A differenza dell'annuncio a Zaccaria (cfr Lc 1,13-20) e ai pastori (cfr Lc 2,10-14), l'originalità dell'annunzio a Maria ha un carattere specifico non solo di messaggio-rivelazione del piano di Dio, ma di messaggio-rivelazione- proposta da parte di Dio, a cui Maria è chiama­ta a dare una esplicita adesione.

A questo riguardo, infatti, il Dupont ha scritto che «il confronto di questo racconto di annuncio con gli altri due che lo inquadrano ne fa risaltare la specificità che potremmo defini­re “dialogale”. Maria non è la semplice destinataria passiva della rivelazione riguardante il Figlio. Il suo è un ruolo attivo di partner : nel contesto immediato, partner dell'Angelo del Signore, ma, in realtà, partner di Dio stesso, che ha voluto far dipendere la realizzazione del suo progetto dal libero consenso che Egli sollecitava dalla sua fede» [78] . E il Rabanos, nella sua elaborata esegesi del testo lucano sull'Annunciazione, parla della necessità , «por disposicion de Dios», del consenso di Maria al progetto divino dell'Incarnazione-Redenzione [79] .

Il consenso dato da Maria alla proposta dell'Angelo, quindi, è un consenso dato a tutto il piano di Dio con una dedizione di sé che si sintonizza subito su quella stessa del Verbo incarnato, adoperando, la Beata Vergine, la stessa espressione (“ serva del Signore ”) con cui il profeta presentava il Messia redentore, definendolo il « Servo di Jahwè » (cfr Is 52,13-53, 12; vedere pure Gn 18,19-22; 20-17; Es 9,27-29).

Anche Maria SS.ma, infatti, chiama se stessa “ serva ”, esprimendo così la Sua partecipa­zione alla stessa missione e partecipazione del Figlio. Il Servo di Jahwè e la Serva del Signore si trovano già uniti insieme ab initio per operare la Redenzione universale [80] . «Gesù che compie la missione del servo del Signore - scrive il De Martino - e sua Madre, che è Ancilla Domini manifestano una consonanza profonda realizzata nella Redenzione di Cristo e nella Correden­zione di Santa Maria» [81] .

È stata anche rilevata, giustamente, la facile equivalenza fra l'« eccomi...per fare o Dio la tua volontà » ( Eb 10,7) e l'« Ecco l'ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola » ( Lc 1,38), come scrive il Rabanos espressamente affermando che il Fiat di Maria «es un fiat de Redenciòn, equivalente al “he aqui” del salmo que S. Pablo aplica a Jesus en el punto que tomaba carne humana en el immaculado seno de la Virgen Maria» [82] .

Il consenso di Maria Vergine, quindi, ha avviato e accompagnato il piano divino dell'Incarnazione redentiva, ossia la Redenzione oggettiva, con tutto il peso della fede consa­pevole di Maria nel mistero del Padre che manda il suo “Figlio”, nel mistero del Verbo “Figlio di Dio” che si dona a Lei, nel mistero dello “Spirito Santo” che la adombra con “la sua poten­za” rendendola Madre sempre Vergine [83] .

Il “Fiat” di Maria costituisce «l'assenso propriamente detto», afferma ancora il Du­pont [84] . Ed è un assenso che si estende a tutto il piano di Dio, ossia all'Incarnazione redentiva del Verbo fatto carne e destinato alla crocifissione. «Dunque - scrive il De La Potterie - notiamo già presente nel messaggio dell'Angelo, almeno a grandi linee generali, il destino futuro del Bimbo che deve nascere. La risposta di Maria nel versetto 38, è in riferimento, non solo alle realtà fisiche ed imminenti del concepimento e della nascita (che la riguardano diret­tamente, dato che Ella sarà la Madre di quel Figlio) ma anche a ciò che Le è stato rivelato riguardo al Figlio» [85] . Ancora più chiaro ed esplicito è il Rabanos nell'affermare che, all'An­nunciazione, «tanto nella mente di Dio quanto nella mente di Maria, l'Incarnazione si identifica con la Redenzione e, per questo, il consenso di Maria all'Incarnazione è un consenso alla Redenzione, e Maria, costituita Madre del Figlio, è costituita nello stesso tempo madre del Redentore e Corredentrice degli uomini» [86] .

Per questo, come scrive K. H. Schelkle, «secondo i Vangeli Maria inizia la sua passio­ne già nel momento della maternità» [87] , mentre il Ceuppens afferma che proprio la Correden­zione segna il principio della Maternità di Maria: «Principium huius maternitatis est munus Corredemptricis» [88] , e il Garofalo collega l'Annunciazione di Maria a Nazareth con la passione di Cristo a Gerusalemme affermando che «il fiat di Nazareth ha un suono che misteriosamente lo avvicina al fiat del Getsemani» [89] .

Un particolare da rilevare è l'uso dell'ottativo (ghenòito) nella risposta data da Maria Vergine all'Angelo. L'ottativo, si sa, esprime un assenso animato da speranza, un consenso desiderato che arreca gioia e diletto. Spiega bene I. De la Potterie: «Innanzi tutto notiamo che il “consenso” di Maria è espresso in greco con un ottativo: ghenòito moi ... Esso non manifesta semplicemente sottomissione... e certamente ancora meno di una passiva rassegnazione. Maria esprime qui il suo gioioso desiderio (cfr l' ottativo ) di collaborare pienamente al piano divino» [90] . Il Pietrafesa spiega la risposta di Maria con l'ottativo in questo modo: «La risposta della Madonna, tipicamente ebraica (cfr 1 Sam 25,41), indica la perfetta, assoluta dedizione di tutta se stessa alla volontà di Dio e non un semplice assenso» [91] .

Il Fiat di Maria esprime, quindi, la più generosa e gioiosa “obbedienza corredentiva”, come la chiama W. G. Most [92] (contrapposta alla rovinosa “disobbedienza” di Eva) nella Sua cooperazione diretta e immediata alla Redenzione universale. Con una nota di taglio antropolo­gico, il Cignelli spiega molto bene, scrivendo che la Bibbia «sottolinea da una parte la disob­bedienza demeritoria di Eva, dall'altra l'obbedienza meritoria di Maria... La rivelazione, inserendo nei quadri della rovina e della salvezza la disobbedienza di Eva accanto a quella di Adamo e l'obbedienza di Maria accanto a quella di Cristo, vuole dunque affermare la corre­sponsabilità della donna nella determinazione delle sorti umane» [93] .

La spada che trapassa l'anima

La profezia di Simeone, « uomo giusto e timorato di Dio » ( Lc 2,25), alla Presentazione di Gesù Bambino al Tempio, «appare - scrive il Papa Giovanni Paolo II - come un secondo annuncio a Maria , perché le indica la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la missione, cioè nell'incomprensione e nel dolore»; e questa “concreta dimensione storica” non potrà non riguardare e coinvolgere anche Lei, Maria, unita e inseparabile dal Figlio. «Se un tale annuncio - continua difatti il Papa - da una parte, conferma la sua fede nell'adempimento delle divine promesse della salvezza, dall'altra le rivela anche che dovrà vivere la sua obbe­dienza di fede nella sofferenza a fianco del Salvatore sofferente...» ( RM 16). Nella catechesi mariana del 18 dicembre 1996 il Papa insegna ancor più espressamente che nella Presentazione di Gesù bambino al Tempio «Simeone affianca alla sofferenza di Cristo la visione dell'anima di Maria trafitta dalla spada, accomunando, in tal modo, la Madre al doloroso destino del Figlio» [94] . La parola del Papa sembra far eco al biblista R. Rabanos per il quale la profezia di Simeone è espressamente « la gran profecìa de la Corredenciòn » [95] .

La Maternità corredentiva di Maria, segnata dalla «sofferenza a fianco del Salvatore sofferente», come dice il Papa Giovanni Paolo II, viene messa in chiaro risalto dal santo vec­chio Simeone, presentata strettamente e connaturalmente legata alla salvezza stessa dell'umani­tà; perciò il Papa Giovanni Paolo II può insegnare che «a partire dalla profezia di Simeone, Maria unisce in modo intenso e misterioso la sua vita alla missione dolorosa di Cristo; ella diventerà la fedele cooperatrice del Figlio per la salvezza del genere umano» [96] . Qui vediamo come il piano salvifico di Dio si illumina e si precisa via via nei suoi dettagli di svolgimento e di modalità concreta agli occhi di Maria SS.ma. Il segno di contraddizione e la spada trafiggente accomunano il Figlio e la Madre nel compimento della missione universale di salvezza.

Ad uno sguardo e lettura d'insieme dell'evento della Presentazione, appare già presente in esso la dimensione soteriologica del piano salvifico affidato al nuovo Adamo (Gesù) e alla nuova Eva (Maria). La Presentazione al Tempio, difatti, «ha un carattere apocalittico e teofani­co. Colui che porta i nomi divini di Santo, Signore, Figlio di Dio visita il Tempio come un bambino povero. Ma è riconosciuto dai testimoni come la “ Salvezza ” (soterion: 2,29), la “ Gloria ” (2,32) e la “ Redenzione ” (lytrosis: 2,38) d'Israele»: così scrive il Laurentin [97] , il quale parla poi di “trasposizioni” fatte da San Luca per cui il « riscatto del primogenito, privo di senso per questo Redentore e Salvatore, viene trasposto a Gerusalemme in Lc 2,38; la purificazione (2,22), che non riguarda la Vergine, viene similmente trasposta al popolo. Luca vede il compimento della profezia di Ml 3 sull'entrata escatologica del Signore nel Suo Tempio: “Egli purificherà i figli di Levi”: il contesto fa riferimento alla purificazione di tutto il popolo» [98] .

Anche il Leonardi rileva l'aspetto soteriologico di questo evento della Presentazione al Tempio con acute osservazioni: «L'evangelista dice che i genitori “ presentarono ” Gesù al Signore. Il verbo “presentare” (v. 22: “paristanai”) è usato nell' Antico Testamento per i sacer­doti e i leviti che “stanno davanti al santuario”; inoltre si diceva che anche la vittima veniva “presentata” (cfr Rm 12,1); quindi Gesù è descritto come sacerdote e vittima offerta da Maria e Giuseppe a Dio» [99] .

Il Feuillet, a sua volta, riflette che «cette association si étroite annoncée par Siméon de la Mère du Christ à la destinée cruelle de son Fils permet déjà de tirer quelques conclusions sur la nature de l'épreuve à Marie. Ce qui est prédit, ce n'est pas seulement que la Vierge compatira au sort douloureux de son enfant, car une telle compassion allait de soi, et il n'était pas besoin d'une prophétie pour l'annoncer. Puisque Siméon s'exprime en prophéte et que tout ce qu'il di a trait à l'Histoire du salut et au role unique dévolu au Messie dans cette histoire, il serait inconcevable que, dans un tel contexte, les paroles qu'il adresse à Marie ne visent que des sentiments naturels à toute mère qui a perdu son enfant . Certes cet aspect psychologique de sympathie maternelle n'est pas à exclure et est meme un point de départ fondamental, mais il y a bien autre chose: Marie se trouve introduite par Siméon dans l'histoire du salut où sa souffrance a sa place prévue par Dieu.. .» [100] .

Parlare di purificazione , di riscatto , di prova , di Tempio , di vittima , di sacerdote , signi­fica chiaramente parlare di elementi caratteristici dell'opera della Redenzione che già in questo evento, agli inizi della vita di Gesù, si presenta in tutta la sua drammaticità secondo la rivela­zione personale del santo vecchio Simeone, che coinvolge anche la Madre, sempre unita al Figlio Redentore con uno «stretto e indissolubile vincolo» ( LG 53) [101] .

E in questo evento balza subito alla vista la presenza attiva e primaria di Maria, la Madre del Bambino che è « salvezza per tutti i popoli, luce delle genti e gloria di Israele » ( Lc 2,31-32). La Madre porta il Salvatore. La Madre offre il Redentore. La Madre è ora la prota­gonista della missione del Bambino che Ella sta allevando e facendo crescere per l'opera della Redenzione universale [102] . La pagina di San Luca, con le parole del vegliardo Simeone, proietta luce superna sul mistero della salvezza che vuole portare tutti gli uomini alla luce e alla gloria . È questo il mistero della Redenzione che presenta uniti e inseparabili, nel Tempio, il nuovo Adamo e la nuova Eva. Anche esegeticamente, l'espressione verbale di Simeone, « e anche a te », sta ad indicare con chiarezza la comunanza dei dolori tra il Figlio e la Madre nel dramma della Redenzione universale [103] .

In particolare, poi, bisogna notare che Simeone rivolge la sua parola non a Giuseppe - che pure è il padre legale del Bambino - ma a Maria, l'unica associata all'opera redentrice [104] ; inoltre, le parole dette da Simeone a Maria SS.ma sembrano scolpire la Corredenzione mariana in termini definitivi, rapidi e tragici: « A te una spada trapasserà l'anima » ( Lc 2,35). La Bibbia di Navarra , infatti, rileva che «le parole indirizzate alla Vergine annunziano che Maria sarebbe stata intimamente associata all'opera redentrice di suo Figlio. La spada di cui parla Simeone esprime la partecipazione di Maria ai patimenti del Figlio; è un dolore inenarrabile che trafigge l'anima. Il Signore soffrì sulla croce per i nostri peccati; così come sono i peccati di ognuno di noi ad aver forgiato la spada di dolore che trafiggerà l'anima di nostra Madre» [105] . Anche il Leal scrive espressamente che l'espressione « A te una spada trapasserà l'anima » ha «una grande importanza mariologica. Il dolore che essa preannunzia a Maria non è il dolore genera­le di qualsiasi madre dinanzi all'opposizione mossa al figlio, ma un dolore particolare e pro­prio. L'incorporazione della sorte della madre alla sorte del figlio appare in questi versetti tanto accentuata che può spiegarsi soltanto con il ricorso alla teologia della corredenzione e a Gv 2,4 e 19,25-27» [106] . La “ spada ” che trapassa l'anima di Maria è la spada del dolore immane legato sia alla Passione e Morte del Figlio, sia alla perdita di “molti” che si opporran­no al Figlio [107] . «Sembra conforme alla natura stessa dei fatti - scrive il Laurentin - e alla tradizione dei Padri che Maria sia stata colpita e dalle sofferenze di Cristo e dalla divisione del suo popolo» [108] .

Si potrebbe forse dire, senza alcuna enfasi, che questa “ spada ” è il simbolo più espres­sivo della “Corredenzione mariana”: un simbolo concreto, estremamente significativo nella sua brutalità di azione che trafigge e trapassa, lacerando e devastando l'anima in tutte le sue fibre. Per questo è espressiva della Corredenzione . Con questa “spada” nell'anima Maria SS.ma è appunto la Corredentrice , così come Gesù sulla “Croce” è appunto il Redentore. Crocifissione e trasfissione , l'una e l'altra, inseparabilmente, quasi trasfondendosi la Crocifissione nella trasfissione , sono il culmine e la consumazione della Redenzione e Corredenzione [109] .

La “ spada ” di Simeone, secondo K. H. Schelkle, esprime il «dolore che Maria soffri­rà osservando l'incredulità e l'inimicizia rivolte a Gesù» dai “molti” che andranno in rovina, e proprio per questa spada Ella è legata «a lui come madre e corredentrice» [110] . E il Padre Testa, opponendosi a quanti interpretano la “spada” nel senso del “dubbio” presente in Maria sul Calvario, dice che nella Presentazione di Gesù Bambino al Tempio, alle parole di predizio­ne del vecchio Simeone sulla “ spada ” che le trafiggerà l'anima, Maria SS.ma accetta quella “ spada ” «diventando così corredentrice insieme col Redentore» [111] .

Possiamo ben concludere, a questo punto, dicendo con il Rabanos che «La Presentaciòn de Jesùs constituye para Maria el titulo mas claro de su Corredenciòn » [112] e che, in particola­re, le parole del santo vecchio Simeone rivolte a Maria, costituiscono il più fondato e suggesti­vo capitolo della Corredenzione mariana, un capitolo profetico sulla Maternità corredentiva di Maria che offre il Figlio e si offre con il Figlio all'immolazione per la Redenzione universale. La “spada” dell'immolazione è là, pronta, e già in azione, perché Ella, Maria, coopera subito e attivamente all'opera della salvezza attesa da tutte le genti. E le sofferenze immani della Madonna non sono, quindi, esterne a Lei, provocate da agenti solo esterni, ma «sono insite nella stessa missione di Corredentrice - afferma giustamente il Pietrafesa - che iniziò ufficial­mente fin dall'Annunciazione, continuò nel periodo delle angustie del Suo sposo, Giuseppe, nella nascita di Gesù a Betlem, e in tutto il corso della sua vita. Simeone illumina la Madonna sulla missione dolorosa in quanto Madre del Contraddetto in tutti gli stadi del percorso terrestre di lui» [113] .

Ai piedi della croce

L'evangelista Giovanni ci parla della presenza di Maria SS.ma sul Calvario, ai piedi della Croce, nell'ora suprema della Passione e Morte del Suo Figlio divino, e «la Tradicion - scrive il biblista G. Aranda Perez - ha visto en Maria al pie de la Cruz a la Nueva Eva, po­niendo asì de relieve la cooperacion activa de Maria en la obra de la Redencion» [114] .

« Stava presso la croce di Gesù sua madre » ( Gv 19,25) [115] . Il richiamo biblico interte­stamentario più immediato, e anche più profondo, è quello di Genesi 3,15 che ci ricorda il primo Adamo, la prima Eva e l'albero del loro peccato di progenitori. Nell'Eden, infatti, agli albori dell'umanità, i due progenitori dell'umanità, Adamo ed Eva, consumarono la rovina dell'umanità presso l'albero del frutto proibito (cfr Gn 3,1-6). Qui, sul Calvario, invece, i due progenitori del nuovo popolo di Dio, Gesù e Maria, nuovo Adamo e nuova Eva, hanno consu­mato la Redenzione dell'umanità presso l'albero della Croce con l'immolazione (Gesù) e la coimmolazione (Maria). Luminoso è il pensiero del Papa Pio XII quando parla del Calvario, dove si ritrovano «il novello Adamo e la novella Eva, che l'albero della Croce riunisce nel dolore e nell'amore a riparare la colpa dei nostri progenitori nell'Eden» [116] . E il Peinador, richiamandosi a Gn 3,15, sintetizza bene scrivendo che «la escena del Calvario es el cumpli­miento en su punto culminante del Protoevangelio» [117] .

Questo richiamo biblico retrospettivo non è soltanto pertinente, ma necessario, perché l'Eden profanato dal peccato delle origini viene appunto riscattato e restaurato dal Calvario su cui è innalzata la Croce che salva. La profezia di Gn 3,15 trova qui, infatti, il suo compimen­to per la cosiddetta “rivincita” o “ritorsione” contro il « serpente antico » ( Ap 12,9) che aveva vinto i progenitori Adamo ed Eva seducendoli e piegandoli ai suoi voleri di ribellione a Dio, per farli precipitare, con tutta l'umanità, « nelle tenebre e nell'ombra della morte » ( Lc 1,79).

La grande speranza della “rivincita”, legata alla futura nuova coppia profetizzata da Gn 3,15, durata millenni di attesa e di preghiera, diventa ora realtà di grazia sul Calvario, passan­do attraverso la Passione del nuovo Adamo, Gesù Redentore, e la compassione della nuova Eva, Maria Corredentrice. «Il creatore - scrive il Battaglia - vedeva in questa nuova e miste­riosa coppia umana, composta dalla madre e dal figlio, lo strumento di riparazione della colpa che aveva inquinato il mondo. Ora quella coppia, dopo tanti secoli, appare sul Golgota a schiacciare la testa al maligno» [118] .

La sconfitta di Adamo ed Eva, con la caduta nel peccato e la conseguente rovina di tutti i discendenti condannati ad essere « figli dell'ira » di Dio ( Ef 2,3), vengono qui, sul Calvario, riscattate dal nuovo Adamo e dalla nuova Eva, che si trovano uniti nella stessa “ inimicizia ” contro il serpente infernale a cui schiacciano la testa [119] . «Ci troviamo qui - afferma il Papa Giovanni Paolo II - al centro stesso dell'adempimento della promessa, contenuta nel Proto­vangelo: “La stirpe della donna schiaccerà la testa al serpente”» ( RM 23).

La presenza di Maria sul Calvario non si spiega «senza un disegno divino», è detto nella Lumen Gentium 53; ed è detto a ragione, perché Maria è inseparabile dal Figlio, essendo stata predestinata « uno eodemque decreto » con il Figlio, come insegna l' Ineffabilis Deus , a lui legata, perciò, « da uno stretto e indissolubile vincolo », come insegna la Lumen Gentium (ivi), che la fa partecipe di tutta la missione redentiva del Figlio con la vittoria sul serpente.

Come scrive il Pietrafesa in una breve pagina di esegesi densa e lucida, appare chiaro che «la presenza della Madonna era, secondo i decreti divini, necessaria, indispensabile sul Calva­rio... L'appuntamento di Maria sotto la croce è il punto culminante della missione di lei, già preannunziata nel paradiso terrestre ( Gn 3,15) agli stessi progenitori del genere umano. Sotto la croce Maria doveva essere proclamata Corredentrice del genere umano, la nuova Eva, la vincitrice del serpente infernale.

Come per Gesù l'apparente sconfitta sulla croce doveva segnare in realtà il suo trionfo e la riuscita della sua missione redentrice, così per Maria quella presenza e quell'insondabile dolore ai piedi della croce, doveva costituire il trionfo della sua missione di Corredentrice» [120] .

Di fatto, concretamente, il compimento della Redenzione universale da parte di Cristo sulla croce si realizza in unità con la Corredenzione universale da parte di Maria che si trova con l'« anima trapassata » (cfr Lc 2,35) ai piedi della Croce, «Nossa Co-redentora junto à cruz», come scrive B. Olivera [121] . Qui siamo al “ farsi ” oggettivo completo della Redenzione univer­sale in atto primo. Il Redentore crocifisso e la Corredentrice dall'anima trafitta sono il nuovo Adamo e la nuova Eva che riparano la rovina del peccato originale acquistando la grazia che rigenera le anime morte. I chiodi e la lancia, le piaghe e le spine che lacerano il corpo divino di Gesù fanno unità con le sofferenze indicibili della Madre che ha l'anima devastata fibra a fibra dalla spada profetizzata da Simeone [122] . «Corredentrice, - scrive il Cantinat - Maria è la Madre dei dolori celebrata dalla Liturgia e cantata da Iacopone da Todi, nel secolo XIII, col suo Stabat Mater dolorosa » [123] .

Il mistero della sofferenza di Maria fa unità e sinergia perfetta con il mistero della sofferenza di Cristo. Redentore e Corredentrice sono segnati entrambi dal dolore vivo che riscatta dal peccato e dalla morte. Noi siamo stati «generati sul Calvario - afferma F. Asensio - con il sangue del Figlio e con le lagrime della Madre, “ saziata di amarezza ed abbeverata con assenzio” » [124] . Soltanto con la sofferenza si ha la Redenzione, lo sappiamo: « Senza effusione di sangue non c'è remissione » ( Eb 9,22), e per questo Gesù « diede se stesso in riscatto per tutti » ( 1 Tm 2,6). E anche «Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato - ha scritto il Papa Giovanni Paolo II con chiarezza e fermezza di linguaggio - ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell'umanità» [125] . «La Missione di Maria - scrive il Laconi -, benchè tutta avvolta dal soprannaturale, è caratterizzata da un elemento costante: il dolore, che a fianco di Gesù sofferente la consacra Corredentrice» [126] . Il Padre Allegra scrive che «la cooperazione di Maria alla nostra Redenzione è tale che Maria meritò il titolo di Corredentrice. Le afflizioni di Maria e quelle di Gesù furono una sola afflizione, che faceva soffrire due cuori … La Compassione di Maria accresceva le pene di Gesù e la Passione di Gesù era la sorgente dei dolori di Maria. Questa offerta duplice redense il mondo» [127] . Il Ruotolo, a sua volta, sembra penetrare nell'intimo dell'anima affranta dell'Addolorata scrivendo che «Maria SS.ma era là e pregava per le anime di tutti i secoli, unendosi al sacrificio del suo Figliuolo. Era Corre­dentrice e compiva questo nobilissimo ufficio implorando pietà per i peccatori» [128] .

A questo punto, per cogliere in profondità altri contenuti del mistero del Calvario, è utile soffermarsi anche su un particolare di grande valore nell'esegesi del testo giovanneo 19,25: è il particolare del termine Donna adoperato da Gesù dall'alto della croce nel rivolgersi a Sua Madre per dirle: « Donna, ecco tuo figlio ».

I più grandi richiami biblici intertestamentari del termine Donna riferito a Maria SS.ma sono il Protovangelo ( Gn 3,15), le Nozze di Cana ( Gv 2,4), la Donna dell'Apocalisse ( Ap 12,1). Sono tre richiami a eventi collegati tra di loro e di portata eccezionale nel disegno di Dio, e in ognuno di essi c'è un riferimento ben solido alla soteriologia, e quindi alla missio­ne corredentiva di Maria SS.ma [129] .

È stato già detto del Protovangelo in precedenza, e si dirà per esteso del testo apocalit­tico in seguito. Qui vogliamo solo accennare alla Nozze di Cana, dove Gesù operò il Suo primo miracolo pubblico nell'ordine della natura, ossia la trasformazione dell'acqua nel vino, per venire in aiuto all'indigenza di una coppia di sposi novelli [130] .

Ricordiamo, anzitutto, che il termine Donna va inquadrato anche qui nel contesto dell'episodio evangelico delle Nozze di Cana, che ha un significato di grande valore. Noi sappiamo, infatti, che il Protovangelo ci presenta il dramma dei progenitori e la grande pro­messa di Dio riguardante una Donna vincitrice con il Figlio sul serpente ingannatore; il Calva­rio ci presenta il compimento della Redenzione universale nel suo atto primo da parte dell'uo­mo-Dio, Cristo Gesù, e della Donna Madre di Dio e degli uomini; la Donna dell'Apocalisse ci presenta la Donna nella sintesi terminale del grandioso disegno salvifico di Dio. Aggiungiamo, ora, per le Nozze di Cana , che esse danno l'avvio alla missione pubblica redentiva di Cristo per la salvezza di tutta la famiglia umana (simboleggiata dagli sposi novelli) bisognosa soprat­tutto del sangue che redime (simbolo, il vino, che richiama al Sangue eucaristico) da versare nell' “ ora ” stabilita (l'Ora del Calvario, con la fondazione della Chiesa e dei sacramenti) [131] .

Ed è Lei, la “Donna”, la “Madre di Gesù”, lì presente, a smuovere le cose provocando Gesù a quel miracolo perché «la conversion del agua en vino - scrive il Peinador - prefiguraba la mutuacion de la antigua economia en la nueva obrada en el Calvario» [132] .

Il termine Donna presente in questi quattro testi biblici fondamentali sta ad indicare e confermare quel che la Chiesa ha già definito nella Bolla dogmatica Ineffabilis Deus sulla predestinazione di Maria « uno eodemque decreto » con il Figlio (D-S 2800), e nella Lumen Gentium 53, dove presenta la Madonna legata al Figlio da « uno stretto e indissolubile vincolo »: Maria, dunque, è sempre presente come figura unica associata attivamente e immediatamente al Figlio; Ella è sempre l'« adiutorium simile sibi » ( Gn 2,18) del nuovo Adamo, Cristo, uomo-Dio Salvatore [133] .

Con l'espressione “ Donna, ecco tuo figlio ”, Gesù proclama la Maternità spirituale e universale di Maria SS.ma, svelando nello stesso tempo anche l'aspetto materno della Redenzione, riflesso dal volto e dalla persona di Maria, la Vergine Madre [134] . Qui scopriamo la Maternità di Maria quale Maternità salvifica, corredentiva. Maria SS.ma cioè è diventata nostra Madre quale Corredentrice, perché ha offerto il Figlio all'immolazione e ha voluto «soffrire col Figlio suo morente in croce... per restaurare la vita soprannaturale delle anime» ( LG 61). «Essa si unì intimamente al suo Filgio morente sulla Croce quale nostra Corredentrice», scrive ilPadre Allegra [135] . Questo è stato «il duro prezzo - afferma il Laconi - con cui conquistava il titolo di Correden­trice» [136] .

Sacrificare i propri «diritti materni» [137] , offrendo il Figlio e se stessa a Dio per ottenere la grazia della rigenerazione per l'umanità di tutti i tempi: c'è interscambio dinamico, in questo senso, tra Maternità e Corredenzione in Maria SS.ma, per cui, secondo il disegno di Dio, l'una non sta senza l'altra, e ciò ab initio , ossia fin dall'Annunciazione. Sintetizza con chia­rezza questo punto il Pietrafesa scrivendo che Maria SS.ma «lì, ai piedi della Croce offriva con autorità di madre il suo unico Figlio come vittima al Padre celeste ed in tale maniera, a titolo speciale, diveniva Madre Corredentrice dell'umanità. Come Gesù s'immola per gli uomini che adotta come fratelli, così Maria offre il Figlio e se stessa al Padre dei cieli per divenire madre universale di tutti i redenti. Il “fiat” del Calvario completa quello dell'Annunciazione» [138] . E il Rabanos delinea con efficacia un quadro esegetico dell'offerta che Maria fa del Figlio e di se stessa sul Calvario per completare la missione salvifica con l'atto supremo della Redenzione (la Passio del Figlio crocifisso) e della Corredenzione (la Compassio della Madre trapassata dalla spada) [139] .

Non sfugga, infine, la riflessione sul valore specifico della Maternità di Maria - Mater­nità verginale, divina e corredentiva - nel piano salvifico di Dio. È un valore eminente di taglio antropologico che colloca al suo giusto posto centrale la femminilità nella sua espressione più alta e feconda, quella materna, non separando mai la mulier dal vir per il quale Ella è stata fatta « adiutorium simile sibi » ( Gn 2,18) [140] .

«Nel quadro soteriologico rivelato - scrive infatti il Cignelli - la promessa e l'attuazio­ne della salvezza messianica sono legate effettivamente alla donna madre» [141] . Il Protovangelo in Gn 3,15, Maria sul Calvario in Gv 19,25-6, la Donna vestita di sole in Ap 12,1, ci presen­tano sempre, di fatto, la donna madre quale donna- salvezza dell'umanità. Più espressamente, o ufficialmente, se si vuole, è sul Calvario che Maria offre con il Figlio lo stesso sacrificio espia­torio per i peccati del mondo «a titolo di Madre e con cuore di Madre», come afferma il Rabanos [142] .

E con questa Maternità divina e corredentiva di Maria noi abbiamo la Chiesa, famiglia dei redenti, realtà anch'essa divina e umana, personale e sociale, di cui Maria SS.ma è prototipo o causa esemplare, ed è Madre vera o causa efficiente. È causa esemplare della Chiesa perché «la precede nel tempo - spiega il Cignelli - e la supera nel grado, presentando in se stessa l'immagine ideale e perfetta dell'umanità redenta. Come Corredentrice è invece concausa e madre della Chiesa. In piena dipendenza da Dio Uno e Trino e dal Cristo Nuovo Adamo, ella corredime e rigenera l'umanità decaduta, dandole la sua stessa impronta e facen­dola partecipe della sua missione soterica e materna. La Chiesa dipende perciò da Maria e ne è come l'emanazione e il prolungamento sul piano ontologico ed operativo» [143] .

La Maternità di Maria è corredentiva - è bene precisarlo ancora qui - perché non riguarda solo il campo della distribuzione della grazia che salva e santifica i membri della Chiesa, ma si estende anzitutto «per volontà divina - spiega bene il Bertetto - allo stesso compimento della redenzione oggettiva o acquisitiva, e quindi alla costituzione stessa della Chiesa, frutto dei dolori redentori di Gesù e di quelli corredentori di Maria» [144] .

E possiamo concludere, ora, con le parole luminose del Papa Giovanni Paolo II che collega ab intus le due maternità, quella di Maria e quella della Chiesa: «Le parole che Gesù pronuncia dall'alto della Croce significano che la maternità della sua genitrice trova una “nuova” continuazione nella Chiesa e mediante la Chiesa , simboleggiata e rappresentata da Giovanni. In questo modo, colei che, come “la piena di grazia”, è stata introdotta nel mistero di Cristo per essere sua madre, cioè la Santa Genitrice di Dio , per il tramite della Chiesa perma­ne in quel mistero come la “donna” indicata dal libro della Genesi (3,15) all'inizio e dall' Apocalisse (12,1) al termine della storia della salvezza. Secondo l'eterno disegno della Provvidenza la maternità divina di Maria deve effondersi sulla Chiesa, come indicano afferma­zioni della Tradizione, per le quali la maternità di Maria verso la Chiesa è il riflesso e il pro­lungamento della sua maternità verso il Figlio di Dio».

Gridava per le doglie del parto

Il capitolo dodicesimo dell'Apocalisse, subito, in apertura, presenta la « Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle » ( Ap 12,1). È una breve e rapida descrizione della più sublime e meravigliosa “Donna” di cui parli l'intera Bibbia, che si impersona in Maria SS.ma Regina dell'universo e si configura come la Chiesa «Madre di tutti i credenti» [145] .

Subito dopo, però, la stessa figura eccelsa di Donna solare e regale è presentata come una Madre in preda alle sofferenze proprie di una partoriente: infatti, « era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto » (12,2).

In realtà, il discorso sul capitolo dodicesimo dell'Apocalisse si collega con Gn 3,15 come con la sua radice [146] : «La particolarità della pericope Ap 12, - scrive il Romeo - alla quale confluiscono come a centro focale tutte le visioni dell'Apocalisse, è che si riallaccia esplicitamente e integralmente a Gn 3,15, di cui rappresenta lo sviluppo terminale...» [147] .

Inoltre, il discorso sul Signum magnum di Ap 12,1, non può che essere un discorso sulla Madre che campeggia come Donna di gloria e di dolore. Donna di gloria è la Donna vestita di sole e coronata di stelle . Donna di dolore è la Donna che grida per le doglie e il travaglio del parto .

Orbene, Maria SS.ma impersona in sé questa “Donna” nella sua duplice realtà di gloria e di dolore, configurandosi alla “ Donna di gloria ” come Madre di Cristo uomo-Dio (il « figlio maschio »: 12,5), e alla Donna di dolore come Madre dei redenti (il « resto della discendenza »: 12,17). Maria SS.ma, infatti, è Madre di Cristo e dei cristiani, è Madre del Corpo Misti­co, ossia è Madre del Capo che è Cristo uomo-Dio, ed è Madre dei cristiani che formano « il Corpo di Cristo che è la Chiesa » ( Col 1,24). Scrive con chiarezza il Garofalo affermando che la Donna di Ap 12 «è certamente la madre del Messia perché il bambino dato alla luce è «destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro»: una caratteristica appunto del Messia nel Salmo 2,9. Poco dopo, però (12,17), si parla del resto della discendenza della Donna, che rappresenta chiaramente i cristiani: la Donna è quindi, nello stesso tempo, madre di Cristo e dei credenti» [148] . E il Padre Allegra, ancor più espressamente e concisamente, conferma a sua volta scrivendo che la “Donna” di Ap 12 «può essere unicamente Maria (5, 9, 17), poiché essa sola è Madre del Cristo storico e dei discepoli di Cristo» [149] .

Sappiamo già che la Maternità di Maria nei riguardi di Cristo fu una maternità di arcana gioia e di ineffabile letizia, per cui Maria è la “Causa nostrae letitiae”, come l'invoca la Chiesa nelle Litanie lauretane. E sappiamo che la nascita di Gesù a Betlemme fu una teofania di « gioia sovrabbondante » ( Gv 15,11); e il parto di Maria Vergine nella Notte Santa fu un parto miraco­loso perché verginale [150] , fu un vero parto di « grande gioia » ( Lc 2,10), un parto di gloria, di quella stessa « Gloria in excelsis Deo » cantata dagli Angeli nei cieli di Betlemme ( Lc 2,14) [151] , perché davvero è venuto « a visitarci dall'alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace » ( Lc 1,78-79) [152] .

Qui troviamo appunto la « Donna vestita di sole », ossia la Donna vestita di quella Maternità divina che è veste solare e regale di ineffabile bellezza e santità, tutta gioia e fulgore che non hanno l'eguale nel creato, né in terra, né in cielo.

Quale “Madre dei redenti”, invece, Maria è la « Donna... incinta che grida per le doglie e il travaglio del parto » ( Ap 12,2). Questo testo rimanda appunto al Calvario, ossia alla Donna che « stava presso la croce di Gesù » ( Gv 19,25), a Colei che sul Golgota, con la sua sofferenza « grande come il mare » ( Lam 2,13), è costituita «veramente Madre delle membra di Gesù Cristo», secondo l'espressione di Sant'Agostino citata anche dalla Lumen Gentium (n. 53).

Le due espressioni, « Donna, ecco tuo figlio » e « Donna che grida per le doglie del parto », si collegano e fanno unità nel presentare il mistero di Maria Corredentrice. «Gv 19 e Ap 12 - scrive il Laurentin - sono quindi in stretta corrispondenza. Nei due testi la maternità di Maria nei confronti dei discepoli è impegnata in un contesto di sofferenza» [153] .

Possiamo senz'altro dire che secondo l'esegesi biblica teologica nel versetto di Ap 12,2 troviamo espressa claris verbis la sofferenza corredentiva diretta e immediata di Maria che partorisce ognuno di noi come “figlio” rappresentato già sul Calvario da San Giovanni evangeli­sta, secondo la parola di Gesù due volte esplicita, perché rivolta dall'alto della Croce sia a Maria (« ecco tuo figlio ») che a San Giovanni (« ecco tua Madre »).

Effettivamente, quindi, nel testo dell'Apocalisse 12,1-2, possiamo leggere la rivelazio­ne della doppia Maternità di Maria: la Maternità divina naturale del Cristo fisico, gioiosa e prodigiosa a Betlemme, e la Maternità spirituale universale del Corpo mistico di Cristo, soffer­ta e travagliata sul Calva0rio. Come afferma uno fra i molti esegeti, lo Squillaci, alla Madonna «bisogna attribuire un duplice parto: uno naturale e verginale, col quale senza dolore e lesione alcuna generò il Figliuolo di Dio, il Cristo fisico; l'altro spirituale mediante il quale sul Calva­rio, unendo i suoi dolori a quelli del Redentore, generò il Corpo Mistico di Cristo» [154] .

Abbiamo qui un esempio ben chiaro e istruttivo di quella che dai biblisti è chiamata la «legge delle due fasi» nell'unica prospettiva profetica del parto verginale gioioso di Cristo Capo a Betlemme e del parto spirituale doloroso delle membra sul Calvario. La spiegazione di ciò viene data dal fatto dell'inclusione, nel piano organico della Redenzione, delle sofferenze corredentive di Maria, associata direttamente al Figlio nell'opera di riscatto del genere umano. «Il s'agit simplement - scrive infatti J. M. Salgado - de la projection dans una meme perspecti­ve de l'enfantement virginal du Messie et de l'enfantement spirituel du reste de la descendance de la femme (enfantement qui se poursuit dans le temps et est foncièrement laborieux); c'est ce que certains exégètes appellent la “loi des deux phases”.

Ici nous rejoignons l'enseignement le plus orthodoxe de la theologie catholique: nous savons en effet que Marie n'est la Mère des fidèles que parce qu'elle est d'abord la Mère du Christ (en qui nous sommes tous inclus), et parce que Dieu a voulu insérer comme un élément de surcroit dans le tout organique du plan rédempteur les souffrances de la Mère, associée à son Fils dans l'oeuvre de rachat du genre humain» [155] .

Il testo dell'Apocalisse 12, dunque, ci svela la Madre divina di Cristo Redentore e la Madre Corredentrice degli uomini. Nei due versetti (1-2) sembra quasi di poter leggere già a prima vista la gioia dell' Incarnazione che riveste Maria dei fulgori solari e regali della Mater­nità divina, e il dolore della Corredenzione che riveste Maria delle sofferenze più amare della Maternità spirituale universale. Scrive molto bene il Ruotolo, sul duplice parto di Maria Madre di Cristo e Madre nostra, in poche righe di commento ad Ap 12,1-2: «Alla Vergine SS.ma il parto verginale del Redentore non costò dolore alcuno, anzi si compì nell'estasi del più ineffa­bile gaudio; ma la generazione del Corpo mistico del Signore le costò gli inenarrabili dolori del Calvario, perché essa era Corredentrice del genere umano» [156] .

Il « figlio maschio » ( Ap 12,5), nato e subito sottratto alla furia omicida del « drago » infernale (vv. 3-4), è il figlio della Maternità divina di Maria Vergine, Donna solare e regale. Il « resto della discendenza » ( Ap 12,17), invece, siamo noi, i redenti, figli della Donna nel travaglio del parto, ancora soggetti agli assalti del « drago » orribile (v. 3) e possente (v. 4), bisognosi, perciò, di Colei che è la Mediatrice materna di ogni grazia che sostiene, salva e santifica [157] . «Cristo, dunque, Figlio di Dio e figlio di Maria, Redentore e Mediatore: e la Vergine, Madre di Dio, Corredentrice e Mediatrice», così scrive lo Spedalieri, interpretando il dato biblico secondo la Lumen Gentium , garantito dall'interpretazione della Tradizione della Chiesa primitiva [158] .

Il Rabanos, a sua volta, richiamandosi a Gn 3,15, ne vede la realizzazione in Ap 12, dove Maria si presenta associata al Figlio Gesù nella lotta e nella vittoria contro il serpente; al pari di Eva, Maria è la madre di tutti i viventi, con la stupenda differenza che mentre Eva dona la vita naturale, Maria dona la vita spirituale e soprannaturale. Maria, come Eva, soffre i dolori del parto per i suoi figli perché si tratta di una concezione e di un parto di sacrificio e di Reden­zione. Per questo Maria partorisce i suoi figli redimendoli, non come agente principale, ma come agente secondario, ossia come Cooperatrice , come Corredentrice [159] . E il Padre Allegra, nel suo studio esegetico su Apocalisse 12, presenta e analizza il «parallelismo che intercorre tra il cap. XII dell'Apocalisse e il cap. III della Genesi» [160] , spiegando che nella Genesi e nell'Apocalisse «quella donna vittoriosa è la Madre del Messia ed anche madre dei fedeli di Cristo, ossia Madre della Chiesa (5,17)» [161] .

Corredenzione e Mediazione materna, poi, si postulano a vicenda nel quadro reale della Maternità di Maria. È proprio della madre, infatti, - di ogni madre - far maturare anzitutto l'embrione in gestazione laboriosa, generando quindi il figlio nel travaglio del parto (e ciò corrisponde alla Corredenzione ), e poi allevare, nutrire e far crescere il figlio fino all'età matura (e ciò corrisponde alla Mediazione materna ). Si può ben dire che da Genesi 3,15 ad Apo calisse 12, Maria SS.ma impersona davvero in sé questa Maternità salvifica nella sua pienez­za di grazia: è la Maternità dell' Addolorata , come la chiama il Popolo di Dio, affettuosamente, con il suo sensus fidei .

Conclusione

Madre Corredentrice e Mediatrice : è questa la figura di Maria che ci viene presentata dalla rivelazione biblica nella Sua missione storica di Corredentrice che è legata all'evento della Redenzione oggettiva, quella in atto primo , conclusa sul Calvario, per l'acquisizione della grazia che redime tutto il creato; e nella Sua missione extratemporale di Mediatrice della grazia , quella in atto secondo , che ha la funzione di assistere tutti i figli, premurosa della salvezza dei redenti «fino al perpe­tuo coronamento degli eletti», come insegna la Lumen Gentium 62.

Il Pietrafesa illustra molto bene la duplice missione di Maria quale Corredentrice della sal­vezza e Mediatrice o Dispensatrice di tutte le grazie, scrivendo che «la cooperazione redentiva ha due fasi: una terrestre e l'altra celeste. Nella fase terrestre cooperò all'acquisto della grazia, in quella celeste Ella coopera alla distribuzione di essa. In terra la stretta unione con il Figlio si manifesta “dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui” ( LG 57). La maternità spirituale “perdura senza soste dal consenso fedelmente prestato nell'Annuncia­zione e mantenuto senza esitazione sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti” ( LG 62). Per l'anzidetta duplice cooperazione di Maria SS.ma - cooperazione voluta da Dio - è lecito parlare di corredenzione oggettiva (acquisto delle grazie per la salvezza) e soggettiva (mediazione mariana alla distribuzione di dette grazie)» [162] .

E in rapporto alla Mediazione della Chiesa, che fa unità con la Mediazione materna di Maria, è stato rilevato, con esattezza, dallo Stramare, che Maria si differenzia propriamente dalla Chiesa appunto per la Corredenzione: «Maria, soffrendo sul Calvario con Gesù e offrendolo al Padre - scrive lo Stramare - ha concorso attivamente, sebbene in modo secondario, alla Redenzione oggettiva. La Chiesa concorre attivamente solo nella Redenzione soggettiva, ossia nell'applicazione dei frutti della Redenzione» [163] .

E proprio per la sua missione salvifica materna, che si estende fino alla fine dei tempi, in unità con la Chiesa, Maria SS.ma è la Dispensatrice di tutte le grazie, è l'“ Avvocata di grazia ” per i figli bisognosi di aiuto nel loro cammino di salvezza e santificazione. Ella «difatti, - concludiamo con la Lumen Gentium - assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice» ( LG 62).

 

Da http://apologetica.altervista.org