Se vuoi conoscere meglio la nostra cara Mamma Celeste, fermati e leggi...

 

Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo

che qualcuno abbia fatto ricorso a te per implorare il tuo aiuto,

e sia stato abbandonato.

Anch’io, animato da tale confidenza, a te ricorro,

Vergine Madre Purissima,

e vengo a mettermi davanti a te,

peccatore avvilito ed affranto.

Tu che sei la Madre del Verbo,

non respingere la mia povera voce,

ma ascoltala benevola, ed esaudiscimi.

Amen.

 

San Bernardo di Chiaravalle

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Maria Madre di Dio

 

Il Concilio Vaticano II parla della maternità divina

Il concilio Vaticano II ripropone la divina maternità in tutta la portata della sua ricchezza teologica nel più importante dei suoi documenti, cioè la costituzione dogmatica Lumen Gentium capitolo VIII "Maria, la Vergine, la Madre di Dio, nel mistero di Cristo e della Chiesa."

Non si è limitato a riproporre quanto era stato già definito o indicato precedentemente, ma ha riletto questo mistero fondamentale di Maria nel più vasto contesto dottrinale dell'intera missione della Vergine, considerandola nella prospettiva teologica della storia della salvezza, cioè alla luce:

- del Cristo salvatore

- e della Chiesa sacramento salvifico.

 

1) La maternità divina nel mistero del Cristo

 

L'intenzione del concilio è di rileggere la missione materna di Maria per il significato e per l'apporto che essa dà alla salvezza umana.

a) Importante è tutto l'arco della vita di Maria

Consequenzialmente, la concezione, il parto, la nutrizione, l'allevamento costituiscono solo il primo momento, essenziale e determinante, della divina maternità salvifica. Essa si matura e si perfeziona fino a stabilire una perfetta conformità tra madre e Figlio ed a stabilire una loro intima e costante unione nell'opera della salvezza, da Nazaret a Betlemme, da Cana a Gerusalemme, dal Calvario all'Assunzione al cielo. (LG 56-59.61).

b) Importante è l'atteggiamento psicologico e spirituale di Maria

Coerentemente con questo presupposto il concilio dà ampio rilievo all'atteggiamento psicologico e spirituale con il quale Maria ha vissuto la sua maternità, e che è il vero elemento formale della sua maternità salvifica.

Interpretando, infatti, il consenso di Maria nell'annunciazione, mette in luce che esso è dato in piena libertà e coscienza ed esprime un impegno responsabile di fronte all'invitò divino per un servizio totale a Cristo e alla sua opera salvifica (LG 53.56).

Unitamente a questi valori psicologici, vengono sottolineati con grande evidenza quelli spirituali : Maria vive la sua maternità divina e salvifica sotto l'impulso gratificante dello Spirito Santo, dal principio alla fine della sua vita terrena, in un progressivo cammino di fede, di speranza, di obbedienza, di carità, consacrando la propria persona all'opera salvifica del Figlio.

c) La maternità divina, una dignità e un servizio

Un altro elemento con il quale il concilio arricchisce il concetto della divina maternità è la dimensione biblica di servizio con la quale è presentata. La Madre di Dio è in realtà la serva del Signore, colei, cioè, che interpreta la missione materna nella linea religiosa dei "servi di Jahve" come servizio per il genere umano, affinché si realizzi nella sua vita la volontà salvifica di Dio (LG 56). Anche se il capitolo VIII di Lumen Gentium ha ripetuto che la divina maternità è un dono, una dignità, concetti derivanti dall'antica teologia dei primi secoli, ha però sottolineato che Maria l'ha intesa e l'ha vissuta come servizio : madre di Dio e perciò serva.

2) La maternità divina nel mistero della Chiesa

È di comune acquisizione che la principale finalità del Vaticano II è stata quella di proclamare la dottrina teologicamente e pastoralmente sicura sul mistero della Chiesa e sulla sua missione salvifica nella storia. È in questa problematica più generale, intesa come prolungamento del mistero di Cristo nella storia, che i padri del Vaticano II hanno voluto proporre una nuova ed approfondita sintesi della dottrina mariana.

In due originali paragrafi (LG 63-64) il concilio dichiara sulle orme di s. Ambrogio che Maria è figura ("typus") della Chiesa nella maternità verginale.

Il concilio intende dire che non è solamente Maria madre e vergine, ma che anche la Chiesa è madre e vergine, e che la maternità di Maria è figura della maternità della Chiesa.

A sviluppare questo concetto si può arrivare, senza temere di tradire il concilio, a concludere che l'evento salvifico della divina maternità verginale non può essere considerato un fatto unico del passato, riferibile solamente a Maria, ma che è una realtà che si rinnova in tutti i tempi della salvezza ad opera della Chiesa, che come Maria vive la maternità verginale.

Rimane tuttavia chiaro che il tipo di generazione con il quale Cristo è nato dalla Vergine e quello con cui continua a nascere dalla Chiesa sono di natura e modalità diverse. Ma quello che più conta in questo aspetto della dottrina del Vaticano II, in quanto apre alla teologia una nuova pista d'approfondimento, è che la maternità divina non stabilisce solamente un rapporto fra Maria e Cristo, ma anche un intimo rapporto fra Maria e la Chiesa, estendendo il significato della maternità divina al più ampio ambito di tutta la storia della salvezza. [cf. il tema di Maria Madre nostra].

S. Meo (†)

Estratti scelti di S.MEO, Articolo Madre di Dio,

nel Nuovo dizionario di mariologia, a cura di de Fiores, ed. san Paolo 1985, pp. 739-741

Da http://www.mariedenazareth.com