Se vuoi conoscere meglio la nostra cara Mamma Celeste, fermati e leggi...

 

Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo

che qualcuno abbia fatto ricorso a te per implorare il tuo aiuto,

e sia stato abbandonato.

Anch’io, animato da tale confidenza, a te ricorro,

Vergine Madre Purissima,

e vengo a mettermi davanti a te,

peccatore avvilito ed affranto.

Tu che sei la Madre del Verbo,

non respingere la mia povera voce,

ma ascoltala benevola, ed esaudiscimi.

Amen.

 

San Bernardo di Chiaravalle

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Maria Madre nostra

 

Maternità spirituale universale

Il titolo più alto attribuito a Maria è quello di "Madre di Dio": essere madre del Figlio di Dio che è Dio è una imparagonabile dignità, che suscita sempre la nostra ammirazione e ci fa capire l'audacia della nostra fede.

C'è pure un'altra meraviglia nella persona di Maria. Lei che è Madre di Dio è divenuta la nostra madre spirituale, madre di ognuno di noi nell'ordine della grazia. È la maternità che è stata stabilita e dichiarata da Cristo poco prima della sua morte sulla croce. L'evangelista Giovanni ci ha riportato la parola che ha affidato a Maria questa maternità, più precisamente in relazione con il discepolo prediletto:"Donna, ecco tuo figlio"(Giovanni 19,26). Al discepolo viene detto:"Ecco tua madre". C'è un effetto immediato:"Da quell'ora il discepolo la prese con sé"(19,27)

Spesso, nel passato, le parole pronunziate da Gesù sono state interpretate nel senso della volontà di affidare Maria al discepolo per procurarle un aiuto e una casa. Gesù avrebbe voluto provvedere al futuro della propria madre. Ma non è questa l'intenzione che si manifesta nel testo. La prima preoccupazione di Gesù non è di affidare Maria al discepolo prediletto, ma di affidare il discepolo prediletto a Maria: il discepolo viene affidato alla maternità spirituale di Maria, che riceve la missione di prendere cura di lui come di un figlio.

Inoltre il problema della sussistenza di Maria e del suo alloggio aveva già ricevuto una soluzione quando Gesù aveva lasciato Nazaret per impegnarsi nella sua missione pubblica e la sua attività di predicazione: egli aveva dovuto provvedere alle condizioni di vita della propria madre. La presenza della cognata di Maria, la moglie di Cleofa, presso la croce di Gesù, sembra anche indicare che Maria, se ne avesse avuto bisogno, avrebbe trovato qualche aiuto nella famiglia.

In realtà, al momento che Gesù soffre sulla croce per la salvezza dell'umanità, non sono delle preoccupazioni familiari che formano l'orizzonte del suo pensiero e mobilitano le sue forze. Egli ha rinunciato alla famiglia per dedicarsi all'edificazione del regno di Dio; vuole assicurare lo sviluppo di questo regno. È consapevole che i discepoli sono esposti a molti pericoli; per preservarli nelle loro debolezze, li affida alla sollecitudine di una madre, la migliore di tutte le madri. Quella che è stata scelta come la cooperatrice per eccellenza dell'opera di salvezza potrà aiutare i discepoli a rimanere fedeli e a svolgere la loro missione.

La scelta del discepolo prediletto per l'istituzione di questo rapporto filiale con Maria ha un valore simbolico. Significa che ogni discepolo, in quanto viene specialmente amato da Cristo, riceve Maria come madre. Il dono di Maria come madre dei discepoli è l'ultimo dono fatto da Gesù prima della morte. Nel sacrificio, il Salvatore aveva dato tutto per la salvezza di tutti gli uomini. Rimaneva la madre, presso di lui, come un supremo tesoro. Anche questo tesoro, lo dà all'umanità.

Maria è il più prezioso regalo che possa essere consegnato all'umanità. Dopo le parole rivolte a Maria e al discepolo prediletto, l'evangelista sottolinea che il dono della croce è completo: Gesù sapeva "che ormai tutto era compiuto" (19, 28). Tutta la missione affidata dal Padre al Figlio era stata compiuta e l'amore che voleva rivelarsi nel dramma della redenzione si era pienamente manifestato nel dono di Maria come madre.

Maternità singolare e universale

Il dono di Maria da parte di Gesù è completo: egli non riconosce soltanto sua madre con le sue qualità materne. Egli la chiama "donna" e l'istituisce madre con una nuova maternità, che avrà grande importanza nel futuro, per la vita della Chiesa. Come era formulata, questa nuova maternità aveva una portata singolare, perché relativa a un solo discepolo. Ma attraverso questo discepolo, doveva comportare una relazione con ogni discepolo, e assumere così un valore universale.

"Madonna del Lume", dipinto che si trovava nel Noviziato dei Gesuiti di Palermo. Simboleggia
bene l'azione mediatrice di Maria nella
salvezza delle anime.

Nella sua prima destinazione, la nuova maternità aveva una forma singolare, in virtù di una intenzione particolare di Gesù. Da una parte, il Salvatore crocifisso s'immolava per tutti gli uomini e desiderava comunicare a tutti il beneficio della salvezza; perciò voleva estendere a tutta l'umanità il dono della sua madre. Ma dall'altra parte, egli voleva che questo dono raggiungesse ogni discepolo nella sua singolarità. Se avesse proclamato in modo generale questa maternità, molti avrebbero potuto sottostimare il valore di un affetto materno offerto a tutti. La forma troppo globale della maternità avrebbe nuociuto alla qualità del dono.

Gesù voleva per ogni discepolo una madre che spiritualmente sarebbe stata presente alla sua vita come se fosse stato il suo solo figlio, una madre che si sarebbe interessata a tutti i particolari della sua esistenza e sarebbe stata pronta a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi desideri. Egli aveva apprezzato, durante la sua infanzia e la sua crescita a Nazaret, la presenza di sua madre, con una bontà molto comprensiva e piena di sollecitudine. Desiderava per tutti i credenti una presenza materna che fosse un aiuto per la crescita nella fede e nell'amore.

In questo senso, la maternità di Maria conserva sempre il suo valore singolare. Ma assume un valore universale perché si estende a tutti i cristiani e anche a tutti gli uomini: tutti sono chiamati a condividere la figliolanza divina di Cristo e a diventare figli di Maria. In questa prospettiva generale Maria viene venerata come madre della Chiesa e madre di tutta l'umanità.

Madre della Chiesa, Maria non ha soltanto ricevuto una missione materna in favore di ogni cristiano. E stata dotata di una responsabilità materna nello sviluppo di tutte le manifestazioni della grazia e nella moltiplicazione di tutti i doni e carismi che contribuiscono alla vitalità della Chiesa. Come madre molto desiderosa di favorire la buona intesa fra i suoi figli, esercita una azione costante per far trionfare l'unità della Chiesa su tutti i tentativi di divisione fra cristiani.

Fra i compiti dell'attività materna di Maria, ci sono gli sforzi per far progredire l'ecumenismo. L'avvicinamento reciproco delle diverse confessioni cristiane deve superare molti ostacoli: invisibilmente Maria è sempre presente per facilitare i buoni rapporti e gli accordi, anche quando sorgono le controversie a proposito della dottrina mariana o del culto mariano. Con una delicatezza materna, Maria assicura la prevalenza dell'armonia e stimola tutti gli sforzi di riconciliazione.

Maria non può dimenticare che è stata proclamata madre dei discepoli in un momento in cui l'odio si scatenava per vincere Cristo. Era l'odio che si esprimeva nei numerosi insulti che volevano colpire colui che rispondeva soltanto con un silenzio pieno di perdono. L'istituzione della nuova maternità di Maria faceva parte della risposta. Maria è consapevole che la sua maternità è destinata a favorire il perdono mutuo e tutto ciò che nelle relazioni fra gli uomini contribuisce a sviluppare l'amore mutuo.

Quella che non ha mai permesso al suo cuore la minima deviazione verso l'egoismo, l'orgoglio o la vendetta, impegna tutto il suo affetto materno per aiutare i sui figli a vivere in un clima di autentico amore.

Maternità in missione

La nuova maternità è stata affidata da Cristo a Maria come una missione. Maternità singolare, era destinata a rendere più profondo l'influsso della nuova vita del Salvatore. Maternità universale, era destinata ad estendere più ampiamente l'universalismo della comunità cristiana.

Per questa missione, Maria ha ricevuto una grazia speciale nel giorno di Pentecoste. Sappiamo che prima della Pentecoste si era unita alla preghiera della prima comunità.
Negli Atti degli Apostoli viene detto che dopo l'Ascensione tutti gli apostoli, con alcune donne, formavano un solo cuore e una sola anima per impegnarsi in una preghiera perseverante. Fra queste donne, una sola viene nominata: Maria (Atti 1, 14). La madre di Gesù appare come un modello di preghiera assidua.

Più precisamente, la madre di Gesù si univa alla preghiera della comunità in vista della venuta prossima dello Spirito Santo, annunziata da Gesù ai suoi discepoli. Qui, potremmo essere stupiti che Maria abbia bisogno di prepararsi con la preghiera alla venuta dello Spirito Santo. Infatti, lo Spirito era già venuto sopra di lei per compiere la suprema meraviglia dell'opera di salvezza, il concepimento miracoloso del bambino Gesù. Sembrava che Maria non poteva più ricevere niente altro come dono dello Spirito.

Ella pure sapeva che aveva bisogno di un nuovo dono dello Spirito Santo per esercitare la maternità spirituale che le era stata affidata. Per diventare madre di Cristo, aveva ricevuto un dono eccezionale del Santo Spirito; adesso, per compiere la missione di madre dei discepoli di Gesù, aspettava un altro dono, anche eccezionale. Pregava dunque per ottenere questo dono; pregava nello stesso tempo per la venuta dello Spirito Santo in tutta la Chiesa, per ottenere in sovrabbondanza una moltitudine di doni spirituali.

L'evento della Pentecoste ha pienamente risposto alla preghiera di Maria e alle suppliche di una comunità profondamente unita. Come gli altri presenti, Maria fu riempita con il soffio violento dello Spirito e ricevette una lingua di fuoco per far conoscere le meraviglie di Dio, queste meraviglie delle quali ella era testimone privilegiato. Coloro che potevano accogliere la testimonianza di Maria potevano anche capire, ognuno nella sua lingua, le parole che uscivano dalla sua bocca: lo Spirito Santo compiva le stesse meraviglie in Maria e negli Apostoli.

Dopo la Pentecoste, lo Spirito continuò ad operare negli Apostoli. Operava più particolarmente in Maria, che era stata la sua cooperatrice per eccellenza dal momento dell'Annunziazione. Comunicava con abbondanza a Maria tutti i doni spirituali utili per il compimento della sua missione. Faceva portare molti frutti alla sua maternità, dando una efficacia superiore alle sue parole, ai suoi servizi, alla sua testimonianza.

"Amatela come l'ho amata"

Gesù non si limita a rivolgersi a Maria per costituirla madre del discepolo prediletto. Si rivolge anche al discepolo dicendo: "Ecco tua madre", per far capire la necessità di un atteggiamento filiale da parte di coloro che ricevono una nuova madre. Questo atteggiamento è semplicemente la conseguenza della proclamazione della maternità di Maria. La proclamazione avrebbe potuto essere sufficiente, ma Gesù, espressamente, ha voluto attirare l'attenzione sulla risposta filiale che sarà la caratteristica del culto mariano.

Le sue parole rivolte a Giovanni hanno avuto un effetto immediato, un effetto che, in qualche modo, ci sorprende, ma che mostra che l'invito a trattare Maria come madre doveva essere fatto:"Da quell'ora il discepolo la prese con sé"(Giovanni 19,27).Con questo comportamento il discepolo manifesta le qualità intuitive che altri episodi evangelici hanno posto in luce. Egli ha capito l'ardente desiderio di Gesù nel corso della vita pubblica, si era abituato a discernere, nei legami di amicizia che l'univano al Maestro, i segni delle sue aspirazioni e della sua volontà. Così coglie l'intenzione di Gesù che la sua madre, data all'umanità, sia accolta volentieri, con affetto.

"Madonna del Sacro Cuore". La venerazione dovuta a Maria risponde alla volontà espressa da Gesù, che l'ha resa
Madre vera di ognuno di noi.

In questa accoglienza possiamo scoprire la prima manifestazione del culto rivolto a Maria. Dall'inizio, già prima della nascita della Chiesa, che si è prodotta alla Pentecoste, questo culto è stato suscitato da Gesù stesso. Il Maestro avrebbe potuto lasciare all'affetto spontaneo dei cuori cristiani i primi movimenti di sviluppo del culto mariano. Ma egli voleva dare a questo culto un valore superiore, con la garanzia della sua autorità divina, che escludeva ogni dubbio o esitazione.

Inoltre, pronunziando le parole: "Ecco tua madre" nelle sofferenze della croce, dava a queste parole la forza dell'ultima volontà di un morente e il valore di un invito che doveva essere ricevuto come particolarmente sacro.

La venerazione dovuta a Maria ha dunque risposto a una volontà di Cristo, al punto che questa venerazione è sempre legata al culto reso al Salvatore.
Se Gesù non avesse espresso chiaramente questa volontà, qualche dubbio avrebbe potuto essere emesso sull'importanza del culto mariano, per il fatto che nel corso della vita pubblica Maria era rimasta assente, vivendo a Nazaret per volontà di suo Figlio. Ma al momento della croce Maria era presente, intimamente unita al Figlio, e questi sottolineava il valore della prossimità della madre sua, istituendola madre dei discepoli, madre della Chiesa.

Questa volontà di Cristo era prima di tutto rivolta verso Maria, come lo mostrano le parole: "Donna, ecco tuo figlio". Gesù non esitava a chiedere a Maria il compimento del suo sacrificio materno: la madre doveva accettare di perdere il proprio Figlio per ricevere un altro figlio. Chiamandola "donna", egli la faceva rinunziare al legame di tenero affetto che l'univa a lui per aprirsi a un'altra maternità.

Il vocabolo "donna" poteva sembrare freddo nelle relazioni di un figlio con sua madre. Ma era il vocabolo usato da Gesù nelle nozze di Cana, quando ha accolto il desiderio di miracolo che animava l'intervento di Maria. Egli voleva attirare l'attenzione sulla distanza che, dall'inizio della sua partenza da Nazaret per la vita pubblica, lo separava da sua madre. Come donna impegnata nell'opera di salvezza, Maria poteva ottenere il miracolo.

È anche come donna impegnata nell'opera di salvezza che Maria riceve una nuova missione, quella di madre spirituale dei discepoli. Dicendo al discepolo prediletto: "Ecco tua madre", il Maestro crocifisso invita ogni discepolo ad accogliere Maria nella sua vita con un cuore filiale, non come se fosse la sua madre, ma perché è realmente la sua madre, promossa a questa maternità spirituale dal Salvatore stesso.

Nell'ultima cena, Gesù aveva lasciato agli apostoli il suo comandamento per eccellenza:"Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri"(Giovanni 13,34-35; cf. 15,12). Un precetto analogo risulta dalle parole: "Ecco tua madre!""Amate mia madre come io l'ho amata, perché è la madre di ognuno di voi".

Amare Maria come Cristo l'ha amata significa anzitutto scoprire il vero volto di Maria, come è stato contemplato da colui che con il suo sguardo penetrava nel fondo delle anime. Molti sono tentati di limitarsi a una conoscenza superficiale di Maria. È vero che i vangeli ci hanno riferito su Maria degli episodi che hanno un profondo significato e meritano una riflessione molto attenta. Ma spesso la nostra lettura del testo evangelico è troppo veloce e ritiene soltanto ciò che appare evidente, senza che abbiamo il tempo di rileggere il testo per cogliere la ricchezza di pensiero nascosta dallo Spirito Santo nelle informazioni degli evangelisti.

Infatti è lo Spirito che deve essere implorato per svelarci i meravigliosi segreti della vita intima di Maria e della sua cooperazione all'opera che ha salvato l'umanità. Egli può farci conoscere pienamente il volto di Maria come volto materno nel quale si è manifestata l'immensità dell'amore divino.

Lo sviluppo del culto mariano e della dottrina mariana evidenziano lo sforzo di tutta la Chiesa per scoprire meglio la madre di Gesù che è nostra madre. Scoprendola, è possibile amarla più sinceramente e trovare nella sua presenza e nel suo volto una fonte di gioia.

Amare Maria è stato l'ultimo invito rivolto da Cristo morente all'umanità. E' un invito a degli sforzi sempre nuovi per conoscere e apprezzare quella che è la madre di Dio e la madre dell'umanità redenta. Gli sforzi sono senza limite, perché amare Maria come Cristo stesso l'ha amata significa impegnarsi in un amore senza nessuna frontiera.

Da http://www.gesuiti.it